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Fryderyk Chopin: pianoforte e la sfavillante vita parigina

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Per entrare nel giro che contava, chiese aiuto ad alcuni nobili polacchi, che gli presentarono Rothschild e questo fu più che sufficiente per la ribalta


Fryderyk Chopin: pianoforte e la sfavillante vita parigina

Fryderyk Chopin fu senz’altro uno dei più grandi esecutori e compositori per il pianoforte. Amava la musica di Bach, Mozart e Bellini e non ebbe mai lodi particolari per i suoi contemporanei, pur intrattenendo con loro un rapporto di amicizia.

Divenuto celebre, la nobiltà parigina se lo contendeva e lo supplicava che insegnasse la sua arte ai giovani rampolli della buona società. Lui li sceglieva accuratamente e la prima richiesta, per gli eletti di quella stretta cerchia, era quella di lasciare il denaro sulla mensola del caminetto, appena entrati: gli artisti e i gentiluomini non si sporcano le mani con faccende di denaro.

Amava frequentare gli ambienti aristocratici e si preoccupava moltissimo che il suo aspetto fosse sempre curato, elegante, alla moda. La figura in generale non era un granché, piuttosto comune ed esile, un po’ alla Bellini: non molto alto, magro, con capelli castano chiaro, occhi grigio-azzurri o forse nocciola, naso importante, un fare da perfetto dandy.


Suonava sfiorando i tasti che cantavano come mai prima di lui, e questo suo tocco così leggero lo indirizzò ad esibirsi in ambienti raccolti. Prima di Parigi, fu a Vienna e anche qui sbalordì il pubblico. Scriveva alla famiglia: «I giornalisti mi hanno preso a cuore… le mie spie, al pianterreno della casa, dicevano che la gente ballava sulle sedie» quando improvvisava su temi popolari polacchi.

Dopo l’esordio a 26 anni, con presenti Liszt e Mendelssohn, fece solamente altri tre recital importanti nel grande salone del fabbricante di pianoforti Pleyel e per un pubblico di circa 300 persone molto selezionate. Preferiva i concerti privati nelle dimore lussuose e sovente condivideva questi concerti con Liszt in brani anche a quattro mani.

A quel tempo, tra il 1830 e il 1840, Parigi era la capitale europea della cultura e Chopin ne era uno dei protagonisti più conosciuti e acclamati. Tutti gli riconoscevano la genialità di un grande compositore ed esecutore. Così disse Schumann della sua musica, per sottolinearne l’innovazione rivoluzionaria: «Un cannone sepolto dai fiori!» Per entrare nel giro che contava, chiese aiuto ad alcuni nobili polacchi, che gli presentarono Rothschild e questo fu più che sufficiente per proiettarlo alla ribalta con un esercito di allievi, che gli garantivano una vita più che agiata. Tra i discepoli del Maestro, naturalmente, ci fu Betty de Rothschild. Ciò può ricordare a tutti gli artisti che si può essere anche un genio, ma se al principio della carriera non si gode dell’aiuto di qualcuno importante, è difficile andare da qualche parte.

Nel 1835 il Maestro si recò a Dresda, dove conobbe Robert Schumann. I due divennero immediatamente amici e fu proprio Schumann che lo presentò al mondo quale astro nascente con la recensione assolutamente positiva delle Variazioni sull’aria Là ci darem la mano. Con grande soddisfazione, così Chopin scrisse a casa: «Mi sono fatto strada nella migliore società. Ho il mio posto tra ambasciatori, principi, ministri. Non so per quale miracolo sia successo, perché non ho fatto niente per mettermi in vista. Ma oggi tutte queste cose mi sono indispensabili: si vuole che quegli ambienti siano la fonte del buon gusto... Ho cinque lezioni da dare oggi. Penserete che sto guadagnando una fortuna: ma il cabriolet e i guanti bianchi mi costano più di quanto guadagno, e senza queste cose non avrei bon ton... ».

Possedeva tutto ciò che un giovane uomo potesse ambire, compreso uno stuolo di donne dell’alta borghesia che lo desideravano, ma la sua vita cambiò radicalmente quando Liszt gli presentò George Sand, che in verità si chiamava Aurore Dudevant.

Di sei anni più anziana di lui, era già una scrittrice affermata e oggetto di curiosità e pettegolezzo: i suoi romanzi si scagliavano contro il comune senso del pudore, la morale bigotta e il matrimonio. Una produzione letteraria meno banale e più colta delle attuali Cinquanta sfumature di..., per intenderci.
Non era sicuramente una Venere, bassa e grassoccia, ma sapeva attrarre l’attenzione di tutti con la battuta pronta, arguta e il modo scandaloso di porsi: per un certo periodo si vestì da uomo ed entrava nei salotti fumando il sigaro come un qualsiasi gentleman.
La calunnia senza ritegno o le battute al veleno si sprecavano, ma molti subivano il suo fascino. Nel bene o nel male, l’attenzione era solo per lei e di questo la Sand ne gioiva.

Cambiava amante con la velocità con la quale cambiava abito e tra questi vi fu probabilmente anche lo stesso Franz Liszt. Chopin ne fu ammaliato, come tutti, ma pare che in un primo momento a George Sand non interessasse quel giovane e delicato sognatore. Lei cercava passioni carnali, più sanguigne e meno impegnative. Il loro amore crebbe lentamente, fino a quando decisero di vivere insieme, trascorrendo l’inverno 1838-39 a Majorca. Doveva essere il coronamento di un sogno d’amore e invece, complice una pioggia insistente e l’umidità della camera dove alloggiavano, Chopin si sentiva perennemente debilitato e moralmente depresso.

E così, George Sand s’improvvisò infermiera e lo portò a Marsiglia, poiché la diagnosi dei medici locali era stata infausta. Chopin scrisse ad un amico: «Mi hanno visitato i tre più famosi medici dell’isola. Uno ha annusato quello che ho sputato, il secondo ha picchiato leggermente con le dita dove avevo sputato, il terzo mi ha auscultato mentre sputavo. Il primo ha detto che ero morto, il secondo che stavo morendo, il terzo che sto per morire».
Le porte dell’abisso si spalancarono e George Sand fece di tutto per sottrarre il Maestro dalla depressione. La relazione tra i due durò fino al 1847 e in questo periodo Chopin e la scrittrice non si separarono mai. Lei lo curava e vezzeggiava più nelle vesti di una madre, che in quelle dell’amante. Ben presto il loro rapporto si trasformò in platonico ma, nonostante la fama di donna dai facili costumi, non abbiamo notizia che George Sand abbia tradito Chopin e, con la rottura della relazione, fu lei ad uscirne con maggiore dignità.

Il Maestro era già nella fase terminale della sua malattia – la tubercolosi – e continuamente sputava sangue. Accolse l’invito di una sua ex allieva – una certa Jane Stirling, zitella, ricchissima e probabilmente innamorata di lui – e si trascinò fino in Scozia. A Parigi era scoppiata la rivoluzione del 1848 e tutti i suoi studenti erano fuggiti, lasciandolo senza entrate.

Si esibì con estrema fatica in alcuni concerti privati e così scrisse ad un amico, raccontando un ricevimento in suo onore: «... Quelli che conoscono le mie composizioni mi chiedono: “Suonatemi il vostro Secondo sospiro [il Notturno in sol]... Adoro le vostre campane”. E ogni commento si conclude con l’osservazione: Leik Water, che significa che la musica scorre come acqua. Non ho mai suonato per una inglese senza che mi dicesse: Leik Water!! Si guardano le mani e suonano con molto sentimento le note sbagliate. Che gente bizzarra!».

Sentendosi ormai alla fine, Chopin tornò a Parigi, incapace di mantenersi e Jane Stirling gli inviò 25.000 franchi. Lo raggiunse la sorella da Varsavia per fargli da infermiera e George Sand le chiese di poterlo vedere per l’ultima volta, ma Louise, la sorella, neppure rispose alla sua preghiera. Il 17 ottobre del 1849, in una triste mattinata, Chopin spirò.
Massimo Carpegna


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Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Visiting Professor London Performing Academy of Music di Londra. Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli..   Continua >>


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