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Grafika 80! L'estetica di un decennio musicale. Tutto made in Italy

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Un'Italia ricca di sorprendente creatività e pionieri d'avanguardia che cambiarono per sempre l'ambiente musicale


Grafika 80! L'estetica di un decennio musicale. Tutto made in Italy

Tante informazioni, ma soprattutto un numero impressionante di immagini provenienti dai mitici anni '80. Copertine di dischi, fanzines, volantini, nastri, sia underground che mainstream, tanti protagonisti, alcuni dimenticati altri che ce l'hanno fatta, impensabile raccogliere tutto, la produzione era continua. Matteo Torcinovich è stato testimone di quel periodo, è un collezionista di musica e un ricercatore di immagini. Per l'editore Goodfellas ha curato un piccolo gioiello, Grafika 80! Un libro di 270 pagine davvero prezioso, la celebrazione di una scena musicale e della sua estetica, punk, new wave, industrial, dark, per chi non c'era, una formidabile introduzione. Bologna, Milano, Firenze, Roma, ma anche Pordenone, La Spezia, Lucca. Un volume da sfogliare di continuo e da studiare. I testi sono di Mirco Salvadori, Vittore Baroni, Giorgia Fileni e dello stesso Matteo Torcinovich che ho avuto il piacere di intervistare.
Il punk ha cambiato la vita di tantissime persone anche in Italia, raccontami come cambiò la tua.
'Ho un amico di Trento che un giorno disse: “I Ramones mi hanno cambiato la vita”. Ecco, quando penso a questa sua affermazione rido, sorrido. Non so dirti personalmente se il punk mi ha cambiato la vita, sicuramente mi ha cambiato i timpani'.

Nel tuo libro si evince chiaramente il ruolo decisivo dell'estetica che affiancò il movimento. Ritieni che l'Italia lo abbia compreso meglio di altri paesi (Inghilterra e USA esclusi)?
'Assolutamente no! L’estetica ha sempre e ovunque un ruolo fondamentale, va semplicemente individuata e valorizzata'.

Quali erano le riviste che compravi all'epoca?
'A dodici anni leggevo Ciao 2001, poi Rockstar; sinceramente Rockerilla lo trovavo un po’ noioso, successivamente ho iniziato a comprare Frigidaire, Rockgarage e tutti i giornali di motociclismo, Motosprint, Motocross. Adoravo le moto da cross ma a Venezia sai com'è, sarebbe stato meglio appassionarsi di barche'.

Nel libro citi giustamente Sniffin' Glue. Parlaci di quella fanzine?
'Fa parte della trilogia dei miei grandi amori assieme al film “Punk rock movie” di Don Letts e al disco live The Roxy London WC2. Credo siano i tre prodotti fondamentali per poter studiare e capire il movimento punk'.

Quali furono le tue prime esperienze artistiche? Hai partecipato a diversi collettivi?
'Non mi è mai piaciuto fare concerti, mi sentivo ridicolo, sentivo la cosa come una forzatura. Ho sempre preferito pensare a delle performance “teatrali” dove bene o male riuscivo a nascondermi dietro alle penombre e agli “effetti speciali”, ma comunque, anche queste performances si contano sulle dita di una mano. Il grande collettivo artistico è stato quello delle Produzioni Tecnofobiche, un agglomerato di umani, pensieri e idee, abbiamo fatto qualche spettacolo teatrale, musiche, libri di poesie, fumetti, fanzines, pitture, sculture, fotografie, films e tante feste'.

Negli anni '80, in Italia, chi sono stati i tuoi riferimenti per la grafica, per la creatività in generale? I personaggi che ritieni siano stati dei veri geni.
'I grandi della grafica sono stati quelli della “congrega bolognese”, poi ho sempre avuto una grande ammirazione per il gruppo Memphis di Sottsass e per altre cose avvenute prima, per Gianni Sassi e ancora prima la grafica delle pubblicità di Erberto Carboni'.

Mi racconti i tuoi primi concerti da musicista e quelli da spettatore? Ma soprattutto se avevi l'abitudine di seguire i tuoi artisti preferiti in altre città, magari anche all'estero.
'Come ti ho già detto, non mi piaceva l'idea di “concerto”. Non ero una persona affidabile soprattutto quando si parlava di esibizioni dal vivo. Con i Klisma Opaco, il mio socio Elvis “tremava” prima di ogni concerto. Ero il cantante frontman e più di una volta non sono apparso sul palco. Ero e sono un timido. Per fortuna poi c'era l'Anto che con la sua voce e grande presenza regalava un bello spettacolo. Ho amici che all'inizio degli anni '80 hanno seguito una tournée di Patty Smith in varie città d'Italia facendo l'autostop, non erano cose che facevano per me'.

In quegli anni, durante i concerti dal vivo, quali furono le scenografie e le performances che più ti colpirono?
'Ho un ricordo strabiliante di un concerto di Peter Gabriel nei primi anni '80 a Ferrara, lui era un extraterrestre! Mi piacevano le tute nere che indossavano i suoi musicisti e il loro logo esagonale. Ho visto i Talking Heads in tv, forse era un concerto a Roma, in diretta e suonato benissimo da grandissimi musicisti. Questo me lo ricordo, erano tumultuosi e irrefrenabili. Mi sono piaciuti i concerti dei Wire, quelli si! Mai sopra le righe e Bruce Gilbert, nascosto dietro agli ampli, è un vero signore'.

Hai citato giustamente Bologna come riferimento di quegli anni, che rapporto hai avuto con quella città? La frequentavi molto, hai amici o artisti che ritieni fondamentali per la tua formazione?
'Nel 1983 sono andato a Bologna per portare i demotape dei Plastic Flowers, sapevo che c'erano alcune etichette discografiche che si interessavano alla new wave italiana. Mi ricordo bene solo che pioveva molto e il mio giubbottino di pelle nera era così bagnato che mi creava disagio. Avevo trovato vari indirizzi guardando l'elenco telefonico e li chiamavo da una cabina telefonica. Credo di essere stato alla Italian Records poi all’Expanded che era una specie di magazzino pieno di scatoloni di dischi in partenza; poi sono capitato in uno studio di registrazione credo l’Harpo’s e da lì mi hanno spedito a casa di un tipo baffuto che mi ha ricevuto in vestaglia di seta, beh sì, dev'essere stato lui, Oderso Rubini. Non gli piacevano i Plastic Flowers, io cantavo in inglese e il demo aveva suoni ovattati, non aveva tutti i torti'.

Nel libro citi tantissime esperienze creative, quali furono a tuo avviso le città con le scene più ricettive e stimolanti, oltre a Bologna.
'I grandi talenti sono stati i ragazzi di Pordenone che hanno costruito tutto dal nulla, da zero, da sottozero, lo sappiamo'.

Nel libro citi quattro mostri della grafica, Jamie Reid, Neville Brody, Barney Bubbles e Malcolm Garrett. Di Jamie Reid do per scontata la risposta, degli altri quali furono i lavori che ti colpirono?
'Neville Brody è il re del lettering, ancora oggi i suoi lavori sono freschissimi ed attualissimi, per niente vintage dopo quarant'anni, ho l'imbarazzo a sceglierne uno. Nessuno più di Barney Bubbles ha saputo giocare con la grafica. Adoro la copertina Do It Yourself fatta per Ian Dury, sono stati pubblicati trentatré differenti versioni per le copertine di questo LP, ognuna delle quali raffigura una differente carta da parati, un genio. Malcolm Garrett ha saputo dare quel sapore straordinario di brit pop ai Buzzcocks, la sua immagine è rigorosamente british, ogni singolo manifesto, ogni singola copertina. Lo sento molto vicino, come me, è un grande estimatore dei Kraftwerk. Ma è un po’ lunga la cosa, ci sarebbe molto molto altro da dire, posso scriverlo nel prossimo libro?'

Tra gli artisti 'famosi' presenti nel libro ci sono Ivan Cattaneo, Jo Squillo e i Krisma. Indubbiamente la loro immagine ebbe un ruolo fondamentale per il successo. Ti va di commentare i loro stili dal punto di vista grafico e di performance?
'Cattaneo l'ho capito da grande, mi ricordo quando uscì Italian Graffiati con quelle cover melense, era il 1981 e c'era molto da ascoltare, molte cose nuove e un disco di cover mi risultava estremamente scontato. In seguito ho scoperto Ivan come grande artista visivo, apprezzo molto i suoi lavori e oggi mi piace anche Italian Graffiati. Jo squillo mi piaceva con le Kandeggina, punto e basta. I Krisma sono stati un duo speciale, lo so che è banale ma lo dico lo stesso, sono un po’ sottovalutati. Erano un prodotto perfetto, una produzione musicale giusta, il loro look infallibile (erano belli). Mettici anche le grafiche di Convertino e il tutto sapientemente messo assieme dall’intelligente Arcieri, il risultato dei gran dischi di elettro-punk'.

C'è un grande ritorno dei CCCP/CSI, sei un fan? Li hai visti dal vivo? Mi dai un tuo giudizio dal punto di vista estetico?
'Non mi piace essere troppo severo ma i CCCP mi hanno sempre annoiato. Poi sono spuntati in un momento della mia vita, credo fosse il 1985, in cui mi interessavo ad altro, preferivo ascoltare le musiche dei pigmei'.

Quanto influenzava la grafica di quegli anni il mondo dei fumetti?
'Grafica e fumetto correvano di pari passo, molti musicisti che trovi nelle pagine di Grafika80, erano anche fumettisti e i grafici dei loro prodotti musicali'.

Stefano Soranna


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Stefano Soranna
Mi occupo di comunicazione e pubblicità da un po' di tempo. Su La Pressa scrivo di musica, libri e di altre cose che mi colpiscono quando sono in giro o che leggo da qualche parte. La..   Continua >>

 
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