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In relazione con tutta la città, torna Periferico, il non più Festival

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Fino al 4 dicembre 13 gli appuntamenti in diversi luoghi della città di Modena. Con l'emergenza Covid, il Collettivo Amigdala ha scelto di dividere le azioni


In relazione con tutta la città, torna Periferico, il non più Festival

A seguito del lockdown il Collettivo Amigdala di Modena, promotore ed organizzatore del festival periferico ha scelto quest'anno, in linea con le disposizioni anti-Covid, di separare gli appuntamenti dell'ormai tradizionale festival in singoli eventi e di abbracciare nuove collaborazioni anche oltre il territorio geografico del Villaggio Artigiano di Modena Ovest.

Come tutti i centri culturali, anche OvestLab e le relative attività coordinate da Associazione Amigdala si sono dovute arrestare improvvisamente nel corso della primavera 2020. Maggio era il mese ormai tradizionale nel quale si svolgeva Periferico, nella forma festivaliera che vedeva un lungo weekend di appuntamenti con diversi spettacoli al giorno.

La scelta di trasformare un festival in una breve rassegna lunga poco più di due mesi ha dunque più motivazioni, con la consapevolezza di poter offrire una maggiore tutela sanitaria agli spettatori stabilendo appuntamenti singoli in singoli luoghi, evitando aggregazioni massive e fuori controllo.

Al fondo era anche il desiderio di far emergere non più un discorso unico di tessitura tra le opere, ma più discorsi singoli in grado di dialogare tra loro in un tempo lungo di riflessione, al di fuori della velocità del consumo che inevitabilmente ogni festival genera.

L’EDIZIONE 2020: ARTWORK, ARTISTI E SPETTACOLI

In netta rottura con le undici edizioni precedenti, Periferico quest’anno rinuncia ad avere un titolo unico sotto il quale declinare il proprio programma.

L’artwork che compone il manifesto è un elenco di parole (quindici) al quale gli spettatori possono idealmente aggiungere le proprie, in un’idea di non-finito che parte dal festival e termina altrove; le diverse parole sono diversamente riferibili alle singole opere presenti al festival, in una sorta di nascondino enigmistico nel quale, alla fine, non ci saranno avanzi di sorta, ma piuttosto sovrapposizioni, frasi, analogie.

Gli artisti che partecipano all’edizione rinnovata di Periferico 2020 sono i medesimi che avrebbero trovato casa a Modena a maggio, escluse due presenze straniere che per motivi di transito internazionale non è stato possibile confermare e che sono rimandate al 2021.

Il progetto è inevitabilmente cambiato, e il programma si è evoluto, per necessità legate alle norme di tutela sanitaria ma anche per volontà degli stessi artisti, che hanno modificato i propri progetti per una rinnovata necessità a connettersi col presente.

UN’APERTURA DAL TRAMONTO ALL’ALBA: UNA DEDICA AI MORTI DI CORONAVIRUS

Periferico inaugura con la compagnia Archivio Zeta (3-4 ottobre) che presenta REQUIEM ANTIGONE al Cimitero di San Cataldo dove ci recheremo «per un’azione teatrale, una marcia desolata, una processione addolorata, un rito culturale catartico di elaborazione del lutto collettivo per dare simbolicamente sepoltura ai morti di Coronavirus». Archivio Zeta ha ri-allestito nel 2020 il suo Antigone Nacht und Nebel, spettacolo che aveva già debuttato anni fa e che oggi la compagnia ha sentito come strada possibile per discutere ancora del presente, sollevando nella propria interpretazione i temi del confine territoriale, del rapporto tra legalità e giustizia individuale, della militanza individuale e delle responsabilità collettive. Il tema della sepoltura proibita, che scatena l’intera tragedia di Sofocle, ha riverberato nel presente della primavera 2020 e ha condotto gli artisti Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni a elaborare uno spettacolo dedicato a questa specifica esperienza provata da molti cittadini che hanno perso i loro cari e ai quali non hanno potuto dare sepoltura immediata. È così che Requiem Antigone prende forma e diventa un ingresso significativo tra il prima e il dopo, incarnandosi in un rito che viene celebrato al tramonto del 3 ottobre (ritrovo alle ore 18) nel passaggio dalla luce al buio e all’alba del 4 ottobre (ritrovo alle 6 del mattino) nel momento in cui il buio scompare e torna a trionfare la luce.

OTTOBRE-NOVEMBRE-DICEMBRE

Martedì 6 ottobre inizia il laboratorio GIARDINO PRESAGIO a cura della compagnia DOM-, già presente nell’edizione 2019 del festival: Leonardo Delogu e Valerio Sirna da anni si interrogano sul paesaggio da diverse prospettive e propongono ora un’azione diretta di intervento che a Modena si svolgerà in un campo comunale incolto al Villaggio Artigiano che diventerà, da qui a maggio 2021, un giardino a cura e disposizione della collettività, un’intervento partecipativo e formativo con un lascito concreto al quartiere di Modena Ovest.

Si prosegue con Masque teatro, storica compagnia dell’avanguardia italiana anni ‘90 che presenta la performance KIVA a Drama Teatro venerdì 16 (ore 21) e sabato 17 (ore 18) ottobre: Masque porta un’idea estetica radicale, dove il corpo è chiamato in causa come luogo e motore di esperienze; il progetto di Masque a Modena prevede un incontro di approfondimento al termine della replica di sabato con il Professor Raimondo Guarino dell’Università di Roma Tre e con una mostra fotografica dedicata alla performer protagonista di KIVA, Eleonora Sedioli: il fotografo veronese Enrico Fedrigoli espone le sue 40 tavole fotografiche, scattate con l’antico strumento del banco ottico, nell’appartamento rigenerato Modena Ovest Pavillion (mostra aperta su prenotazione, fino al 4 dicembre).

A novembre è il momento di un’altra importante collaborazione tra Periferico festival e altre realtà della Regione Emilia-Romagna. Attorno al film La strada per le montagne della regista Micol Roubini, si radunano le presenze di EN Laboratorio collettivo, curatore del festival Sette giorni per paesaggio a Piacenza, e di ViaEmili@DocFest, che ha permesso l’intreccio di due programmazioni grazie alla proiezione del film al Cinema Astra il 5 novembre. La presenza di Micol Roubini prosegue con la declinazione Atti clandestini per terre mobili, una dedica alla forma arcaica del cinema ambulante come reazione alla quasi sparizione del pubblico cinematografico in seguito a una digitalizzazione di massa dell’offerta filmica durante il lockdown; gli esiti del progetto saranno mostrati il 21 novembre a OvestLab (ore 21).

Segue immediatamente la presentazione del libro Un’idea più grande di me, dove la dramaturg Rossella Menna ha tessuto le fila di lunghe conversazioni con il regista di teatro-carcere Armando Punzo, da oltre trent’anni al lavoro nel carcere di massima sicurezza di Volterra: questo libro, una sorta di romanzo di formazione in forma di domande e risposte, è una sorta di esempio di visionarietà, di riscrittura del reale attraverso un atto di volontà, un’idea “più grande” che, appunto, è capace di spingere l’individuo verso destinazioni inaspettate.

Insieme alla curatrice Isabella Bordoni si inaugura un percorso di riflessione sullo scrittore Alessandro Leogrande e sull’attivista Alexander Langer, entrambi morti in giovane età e che pur non essendosi mai conosciuti, agli occhi di molti hanno tessuto una sorta di dialogo ideale. È a partire da questa connessione che nasce la STAGIONE DEL MUTUO DISCORSO, un progetto con più declinazioni che coinvolge il disegnatore Gianluca Costantini, Graphic Journalist noto per le sue campagne sui diritti civili. Costantini è difatti l’autore e ideatore della campagna “Seduti accanto a Zaky” dedicata a Patrick Zaky, tuttora prigioniero in Egitto: il festival aderisce alla campagna e adotterà 10 sagome di Patrick che verranno donate ai diversi luoghi nei quali si svolgerà il festival (Drama Teatro, Teatro Astra, ecc.). In secondo luogo, il dialogo immaginario tra Langer e Leogrande è il soggetto del progetto di arte pubblica di questa edizione: 200 manifesti disegnati da Costantini saranno distribuiti sulle bacheche di Modena per oltre 20 giorni, testimoniando il pensiero libero di due individui che per tutta loro vita si sono dedicati senza riserve alle comunità. La Stagione del mutuo discorso trova un ulteriore exploit il 21 novembre (ore 15) in un incontro pubblico tra Gianluca Costantini, la filosofa Tiziana Villani, la curatrice Isabella Bordoni e tutti gli artisti del festival.

Domenica 22 novembre è invece il turno di Caterina Moroni con la performance BLOOM & DOOM: l’artista scommette su una piccola rivoluzione, calando il pubblico in una situazione post-apocalittica in cui i riferimenti ambientali sono mutati e l’unica necessità dell’uomo è la sopravvivenza; a condurre gli spettatori in questo percorso a ostacoli è un gruppo di bambini-performer, un clan istruito attraverso un apposito percorso laboratoriale, che accompagnerà uno alla volta gli adulti-spettatori in un percorso lungo le strade del Villaggio Artigiano, tra postazioni in cui sarà necessario trovare un po’ d’acqua per sopravvivere o ripararsi da una nube tossica, fino al momento finale in cui per poter tornare alla propria dimensione bisognerà piantare un albero da frutto nei punti verdi disponibili tra i capannoni del Villaggio (ore 14.30, partenza ogni 15’).

Periferico 2020 termina con un evento a sorpresa, una performance teleguidata da IMÀN, scuola d’arte che ha sede a Puebla, in Messico, dove le tre artiste e curatrici messicane Nina Fiocco, Ana Gallardo e Barbara Lazara inoltreranno a un gruppo di performer italiane tre esercizi che hanno a che fare col tema della lingua e della parole, del diritto di espressione con la propria voce e la propria lingua nello spazio pubblico.

ATTORNO AL FESTIVAL: LA CITTÀ, LE COLLABORAZIONI, GLI ENTI FINANZIATORI

Periferico festival è un progetto realizzato da Collettivo Amigdala, con la direzione artistica di Federica Rocchi e Serena Terranova che coordinano le diverse attività di organizzazione, comunicazione e logistica. Ha collaborato alla progettazione del festival la curatrice Isabella Bordoni, che è stata artista residente a Periferico dal 2017 al 2019 compresi.

All’interno del festival emergono rapporti che vengono coltivati nell’intero arco dell’anno grazie ai progetti partecipativi coordinati da Amigdala e CivicWise Italia, in particolare da Silvia Tagliazucchi, curatrice delle principali relazioni col territorio in atto nell’edizione 2020. Collabora alla logistica Irene Baraldi, giovane rientrata in Italia dopo aver concluso i suoi studi all’estero.

Oltre al Villaggio Artigiano, in quest’edizione è Modena tutta intera a mostrarsi al pubblico del festival: da una parte l’occupazione dell’aria pubblica con il progetto di manifesti di Gianluca Costantini testimonia il desiderio del festival di oltrepassare dei confini apparenti e distribuirsi tra le persone nella maniera più disponibile possibile.

I luoghi del Cimitero Monumentale di San Cataldo, aperto grazie alla Dugoni facility management soc. coop, di Drama Teatro e del Cinema Astra sono inoltre vere e proprie immaginazioni sul rapporto tra i progetti artistici e i luoghi della città.

Anche quest’anno il festival è sostenuto dalla Fondazione di Modena, dal Comune di Modena e dalla Regione Emilia-Romagna e riceve il sostegno di Quartiere 4.

Oltre agli enti finanziatori, il festival conta circa 12 collaborazioni cittadine: Dugoni Facilty Management; ViaEmili@DocFest; Teatro dei Venti; Festival Sette giorni per paesaggio, EN Laboratorio collettivo; ConCorto film festival; Fondazione Palazzo Magnani; Associazione Archivio Architetto Cesare Leonardi; Drama Teatro; CivicWise Italia; Fondazione Langer di Bolzano; Fionda - Rivista collettiva del Villaggio Artigiano di Modena Ovest.



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