E così, seguendo le tracce delle briciole di pane di Valda, ci si ritrova in un mondo onirico, dove la realtà con le sue apparenti regole ingessate viene mostrata con un altro volto, uno degli altri mille coi quali può apparire e che troppo spesso si rinuncia a voler svelare, inchiodati alla falsa dittatura del bidimensionale. Insieme a questa ragazza con cappellino in lapin si percorrono così sentieri nuovi, come novelli Hänsel e Gretel senza streghe cattive e senza battaglie epiche da affrontare, ma pieni di una gioia che si percepisce essere frutto di un percorso lungo, travagliato. Sincero.
Con gli occhi sgranati di Amélie, con la saggezza del Piccolo principe e la meraviglia di Alice, senza la pretesa di dover stupire a tutti i costi, Valda prende per mano il lettore e - con naturalezza - lo costringe a interrogarsi su cosa è davvero importante, sul valore dei regali, dell'apertura all'altro e di quanto sia seria la fantasia.
Con la sua 'calligrafia da terza elementare ripetuta tante volte' mostra 'la strada' come luogo di incontro, di confronto e di crescita e insegna che a volte la violenza si può far fuggire 'fissandola con decisione negli occhi' e dicendo solo, lentamente, 'respira'.
Un libro che parla con il linguaggio dei bambini, ma allo stesso tempo forse troppo difficile per tanti 'grandi', con molteplici livelli di lettura e che usa le illustrazioni pieni di colori e vita in un tutt'uno con le parole. I disegni di Marta Mingucci sono sogni, fotografie della mente, ma anche testo che si fonde con le lettere con le quali Valda si racconta. Parole, virgole, frasi che diventano esse stesse immagini, facendo deflagrare, anche attraverso la grafica, schemi e barriere.
g.leo.

(1).jpg)
