Chiara, iniziamo con i tuoi progetti attuali. A cosa stai lavorando in questo periodo?
Da qualche anno, conduco 'Ginnasticomania' su un canale di sport olimpici, OA Sport. un amore per la ginnastica che ho fin da quando ero piccola. Seguo la nazionale e le campionesse olimpiche, realizzando interviste anche con il mio 'horrible english'. Inoltre, non posso spoilerare molto per scaramanzia, ma sto preparando il mio secondo film da regista.
Parliamo allora del tuo primo film da regista, 'Vecchie Canaglie'. Come è nato questo progetto?
Io ho sempre adorato i film con gli anziani, i vecchietti buffi, un po' scatenati, tipo 'Cocoon' o 'L'erba di Grace'. Già quando facevo l'inviata sportiva mi veniva sempre da andare dal vecchietto di Piazza Maggiore, perché sono molto più spontanei, più sagaci, dicono quello che pensano. Ho fatto molta fatica a mandare in porto il film perché per anni mi sentivo dire 'Ma no, non interessa a nessuno vedere un film sui vecchietti'. E invece sono meravigliosi, molto divertenti. Per il cast è stato un percorso lunghissimo perché all'inizio hai in testa delle persone e magari ti hanno anche detto 'Sì lo farò' Poi passa il tempo e le cose cambiano. Diventa tutto un po' casuale, all'inizio avevo pensato anche a Giancarlo Giannini. Quando uscì il film, in un'intervista, Steve Della Casa mi chiese: 'Come hai fatto a mettere insieme degli attori che vengono da comicità così differenti?'
Durante la tua carriera, hai avuto modo di lavorare con grandi maestri. Uno su tutti Pupi Avati. Come ha influenzato il tuo percorso professionale?
Pupi Avati è stato un incontro pazzesco che mi ha cambiato la vita. Ho imparato la differenza abissale tra personaggio televisivo e attore: in TV devi intrattenere e mantenere il ritmo, mentre l'attore deve tirar fuori le emozioni ed essere normale. Pupi mi ha insegnato che il regista è il 'capitano della nave' e deve saper rispondere a tutte le domande sul set, dando sempre sicurezza alla troupe.
Parlando di comicità, la tua intesa con Lillo e Greg è notevole.
Li conoscevo di vista e li sognavo da un po'. Ci siamo conosciuti sul set di un film di Maria Antonia Avati. La prima volta che mi hanno chiamata per uno sketch, dovevo interpretare 'Debora Gessichi', l'amante dell'onorevole. Ho deciso di farla come l'avrebbe voluta Pupi, cioè naturale. Loro sono rimasti contentissimi. Il mio stile si adatta perfettamente al loro umorismo surreale.
Sei riconosciuta per la tua capacità di muoverti tra diversi ambiti artistici. È stata una scelta consapevole o una naturale predisposizione?
All'inizio mi dicevano 'devi decidere se fare la comica o la seria, se fai l'attrice o la giornalista'. Ho sempre pensato agli artisti americani che sanno fare molte cose. Se sei un artista, è probabile che tu sia valido in televisione, cinema e teatro, perché è sempre un modo simile di esprimersi con tecniche diverse. Io rifiuto solo ciò che non so fare, come cantare e ballare in TV, perché non è il mio campo.
Parlaci del tuo incontro con Gigi Proietti.
Gigi era veramente un maestro. Una notte da Dante, un ristorante di Roma frequentato da molti artisti, disse una cosa che mi è rimasta impressa. Stavo cercando di realizzare un cortometraggio da regista e facevo fatica perché me lo dovevo autoprodurre.
Qual è la tua metodologia di lavoro quando scrivi una sceneggiatura o un testo?
Tutto nasce da un'idea che mi arriva, letteralmente 'on the road'. Se sto guidando, mi registro o prendo appunti al volo. Poi, davanti al computer, cerco di mettere ordine. Devi documentare le idee che ti vengono in mente intorno allo spunto iniziale e poi lavorare sulla tecnica, imparando a ordinare tutto secondo delle strutture.
Ci sono artisti, viventi o scomparsi, con cui avresti voluto o vorresti collaborare, e il cui lavoro ti ispira profondamente?
Steven Spielberg, sicuramente. Speriamo che possa ancora succedere! Tra gli artisti scomparsi, avrei voluto lavorare con Fellini. Era talmente visionario, surreale e sensibile che sicuramente sarebbe stata un'esperienza di vita pazzesca. Inoltre, adoro i fratelli Coen, quindi mi piacerebbe lavorare con loro, e Clint Eastwood. Un'attrice che adoro è Goldie Hawn.
Hai vissuto e lavorato a Milano e Roma. Quale ambiente hai trovato più stimolante dal punto di vista artistico o personale?
Entrambe le città, Milano e Roma, sono molto stimolanti. A Milano lavoravo a Mediaset, mi sono trovata benissimo. Non credo agli stereotipi sui milanesi 'freddi' o i romani 'calorosi'; ho trovato persone eccezionali nei posti più impensati.
Ci sono luoghi, ristoranti o osterie, che frequentavi dopo gli spettacoli insieme ai tuoi colleghi e a cui sei particolarmente affezionata?
Ho fatto un programma radiofonico su Radio Rai che si chiamava Radio Tir. Andavo in onda tutte le notti. Ero in autostrada a bordo di un tir vero con un camionista. Eravamo in diretta e arrivavano sempre delle telefonate assurde, sembrava un po' un salotto notturno. Poi finivamo a mezzanotte e mezza e io ero tipo 'Good morning Vietnam' cioè adrenalina a palla. per cui andavamo tutti in piazza Trilussa a mangiare gli spaghetti. C'era un posto stranissimo aperto tutta la notte dove andavano personaggi di tutti i tipi. Un posto tranquillo in cui nessuno ti giudica. Ci siamo fatti delle mangiate e delle gran risate Era un luogo straordinario.
Chiara Sani si rivela un fiume in piena di energia e talento, una vera forza della natura che ha saputo plasmare la propria carriera con determinazione e autoironia. Come le ha insegnato Gigi Proietti, l'importante è non fermarsi mai nel proprio percorso creativo, perseguendo sempre i propri sogni. Un'intervista che ci ha regalato risate, ispirazione e una prospettiva autentica sul mondo dello spettacolo.
Stefano Soranna

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