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La resistenza di Giarabub

La resistenza di Giarabub

L'eroica resistenza dei nostri soldati nel fortino di Giarabub, sugger? l'ipotesi di una trasposizione cinematografica


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In questi giorni di vittorie alle Olimpiadi di Tokyo, appena concluse, abbiamo visto i nostri ragazzi cantare l’Inno d’Italia con la mano sul cuore e stringendo il tricolore. Al di là della performance personale, questi atleti hanno esibito la felicità e la commozione d’aver rappresentato al meglio il proprio Paese.

Dietro la corsa più rapida, il salto più in alto, la corsa in bicicletta più veloce e tanti altri record, ben quaranta, ci sono storie di uomini e donne, a volte di riscatto da una situazione di disagio. Conquistare il podio, per alcuni è stato il premio del coraggio, della tenacia, del sacrificio degli ultimi per essere i primi.

Altri giovani intonavano l’Inno con la mano sul cuore, stringendo il tricolore e offrendo la vita nella convinzione di servire l’Italia, ma ebbero la sfortuna di combattere per una causa sbagliata e dalla parte sbagliata. Questi ragazzi sono i soldati che nella Seconda Guerra Mondiale partirono per la Russia, per la Grecia, per l’Africa Orientale; in molti non fecero ritorno a casa e tantissimi compirono imprese audaci e disperate, che una Patria ingrata ha volutamente cancellato.
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Questi ragazzi non hanno colpe da espiare, se non quella d’aver obbedito e tutti sono svaniti come spetri nel disprezzo e nell’oblio ma tra gli alleati, a partire dal 1941, si diffuse un termine per indicare un nemico che per coraggio e fierezza suscitava ammirazione e questa espressione era Giarabub’s Man. Noi lo conosciamo con un altro nome: Salvatore Castagna e questa è la sua storia.

Salvatore Castagna era nato a Caltagirone, in provincia di Catania, il 14 gennaio 1897 e, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, partì volontario contro il parere dei genitori. Combattendo sul Carso, gli fu conferita la medaglia d´argento al valor militare e, pochi giorni prima della fine del conflitto, fu ferito alla testa sul fronte del Monte Grappa. Rischiò di morire. Ristabilitosi, dal 1923 al 1925 prese parte alla riconquista della Tripolitania, in quella parte dell´Africa in cui nel 1937, col grado di Maggiore, ritornò quale comandante prima del presidio dì Iefren, poi di Bardia e infine di Giarabub. Qui lo sorprese l’inizio della seconda Guerra mondiale.

Giarabub è un'oasi a 50 chilometri dal confine egiziano, dove nel 1856 una carovana aveva fondato uno dei più importanti santuari del mondo musulmano. Mura massicce la circondavano per otto chilometri e vi erano state costruite una scuola, una foresteria e una sede per la confraternita.
L’Italia l’aveva occupata nel 1926, in accordo con il governo egiziano, quale posto dì controllo di frontiera.

Quando nell´aprile del 1940 il Maggiore Castagna vi fu destinato, il presidio era composto da 1340 militari italiani e 800 libici. L’armamento, assai modesto, vantava due cannoni dì piccolo calibro, 56 mitragliatrici, 12 mitra, oltre ai fucili Carcano Mod. 91 e le pistole individuali.

Il 9 dicembre 1940, le forze inglesi in Egitto, prevalentemente composte da australiani, iniziarono la conquista di tutta la Cirenaica; solo il presidio di Giarabub resisteva a tutti gli attacchi. Allora, la decisione degli Alleati fu quella d’espugnarla per fame, non riuscendo con le armi, e l´assedio durò quattro terribili mesi.

Lanciati dagli aerei, i rifornimenti si fecero sempre più rari e le razioni giornaliere furono ridotte a mezza scatoletta di carne e ottanta grammi di gallette. Gli ultimi animali, i due cammelli e l’asino adibiti al pozzo d´acqua, furono sacrificati; tuttavia, i soldati italiani non si arrendevano.

Dopo tre mesi di resistenza, e verso la metà di marzo, un aereo britannico lanciò sugli assediati dei volantini: «Difensori di Giarabub, abbiamo occupato l´intera Cirenaica catturando 150.000 prigionieri. Ogni sacrificio è inutile. Arrendetevi!».

Castagna non volle obbligare i suoi a morire per una battaglia ormai perduta e allora radunò i superstiti.
Ai libici disse che quella non era la loro guerra e non sarebbe stato un disonore arrendersi agli inglesi, ma la stragrande maggioranza decise di restare al fianco dei nostri soldati. In fila, nel cortile del presidio, erano tutti presenti, compresi coloro che si sorreggevano con le stampelle, avevano perso un braccio o presentavano il capo fasciato. La domanda che fu posta era semplice: «Chi non vuole arrendersi ma continuare a combattere, faccia un passo avanti». Tutti, compresi i numerosi feriti, avanzarono e, per confermare la loro scelta, quei ragazzi compirono un gesto emblematico ed eroico: bruciarono i loro fazzoletti bianchi. Nessuno potrà sventolarli in segno di resa.

Sospinto dalla volontà dei soldati, Castagna lanciò i suoi in un disperato attacco. Le truppe inglesi non comprendevano la decisione di proseguire lo scontro senza alcuna possibilità di vittoria, ma restarono ammirate nel vedere quel gruppo di uomini, che avanzava contro di loro sparando le ultime cartucce e qualcuno brandendo solo la baionetta. Anche i feriti facevano parte di quell’eroico e disperato drappello.

Gli inglesi risposero con colpi di mortaio dalle alture e lanciando bombe a mano; una volò verso Castagna. Il fedelissimo portaordini Orazio Barbagallo ne vide la traiettoria e fece scudo con il proprio corpo per proteggere il comandante. Entrambi caddero gravemente feriti, ma riusciranno a sopravvivere.

La battaglia durò fino a quando Castagna, vedendo i suoi ormai decimati e non in grado d’opporsi al nemico, diede ordine d’alzare la bandiera bianca. Quella italiana fu ammainata e bruciata sulla torretta, affinché non cadesse nelle mani del nemico e diventasse un trofeo.

Soccorsi dagli Alleati, Castagna e i superstiti furono portati in un ospedale della Palestina e, dopo la guarigione, in un campo di prigionia presso Bombay, dove trascorsero anni di attesa e umiliazioni.

Quando Salvatore Castagna tornerà in Italia, il 23 novembre 1946, l’eroismo suo e dei soldati di Giarabub presto si dissolse fino a svanire del tutto. Solo gli inglesi continueranno ad ammirare quel pugno di uomini che non s’era arreso e il suo comandante: Giarabub’s Man.

Dopo aver rivisto la Sicilia, da lui chiamata la mia diletta isola, Castagna si stabilì a Roma per continuare la sua carriera nell’esercito. In silenzio, com’è d’uso nei veri soldati. Ottantenne e dimenticato da tutti, morirà all´Ospedale Militare del Celio il 3 febbraio del 1977.

P.S. L’eroica resistenza dei nostri soldati nel fortino di Giarabub, suggerì l’ipotesi di una trasposizione cinematografica e l’8 maggio del 1942 uscì nelle sale italiane il film diretto da Goffredo Alessandrini con le musiche di Renzo Rossellini. Tra gli attori spiccavano i nomi di Carlo Ninchi, nella parte di Salvatore Castagna, di Mario Ferrari, di Doris Duranti, di Carlo Romano e di un giovanissimo Alberto Sordi a interpretare un tenente.

Massimo Carpegna
Foto dell'autore

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