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'Lei era Sofia'. Rinascere per non dimenticare la propria figlia

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Ieri a Maranello, Marco Giovanelli ha presentato il libro che racconta il dramma della morte di una figlia, Sofia, di appena tre anni


'Lei era Sofia'. Rinascere per non dimenticare la propria figlia

Lorenzo, Sofia, Ingrid e Marco. Una famiglia. Una famiglia come tante ce ne sono che vive la propria quotidianità tra lavoro e affetti nella provincia modenese, a Maranello esattamente, il paese noto ai più per la mitica Ferrari.

Una famiglia che ignora ciò che un destino crudele le ha riservato fino a quella dannata mattina del 3 luglio 2010. Sofia, due anni e mezzo, la piccola di casa, da qualche tempo ha male ‘al pancino’; ecco allora che Ingrid, la mamma, decide di fissare un appuntamento con il pediatra per una visita. Un controllo preceduto da insolite inquietudini da parte di Ingrid, quasi un presagio di ciò che poi avverrà. 

E’ una bella bambina Sofia, dalla voce profonda e leggermente roca, accompagnata da un immancabile sorriso e dai morbidi boccoli a cui quel maledetto 3 luglio viene anticipata una malattia gravissima, un tumore di quelli che raramente lasciano speranza, un neuroblastoma. 

Per Sofia e Lorenzo era ‘la pallina nella pancia’.

A raccontare questo viaggio andata e ritorno negli abissi più profondi dell’animo umano è Marco Giovanelli, papà di Sofia, attraverso un libro ‘Lei era Sofia’ - Una storia familiare - (Edizioni Pendragon), presentato in anteprima ieri pomeriggio presso la biblioteca comunale di Maranello, in una sala gremita di pubblico.

E Marco racconta di un prima e un dopo il tumore di Sofia, la malattia come spartiacque. La vita di una intera famiglia che cambia radicalmente così come cambiano le percezioni e le valutazioni di ogni cosa, dalle amicizie, al lavoro finanche agli affetti più cari.

Giovannelli si mette a nudo raccontando ai lettori come si può vivere o sopravvivere alla morte di un figlio. Sì perché vivere è ancora possibile solo però accettando l’idea che la morte fa parte della vita, riconoscendo il dolore, farsi vincere totalmente da quel dolore per poi provare a vincerlo a tua volta, giorno dopo giorno ancora attraverso l’amore dei genitori, fratelli, amici, di chi ti è sempre rimasto accanto anche nella malattia.

La scrittura, il ripercorrere quei drammatici 11 mesi, come una cura per riprendere il sentiero di un cammino, per provare a rinascere. Quando dopo il primo ciclo di chemioterapia il male si ripresenta con metastasi diffuse Marco scrive: ’Sono crollato. Di brutto. A quel punto per me era morta, Sofia. Avevo qualcosa dentro che mi diceva è morta. Non ce la fa. Non la salviamo più. Ho ceduto. Di schianto. Mi sono arreso’. 

E da qui il dovere fare i conti con la depressione, la solitudine, con un rapporto coniugale, quello di una vita con l'amatissima Ingrid, che cambierà per sempre ma soprattutto con Lorenzo il primogenito, solo 5 anni, anche lui travolto da questo tsunami familiare.

Giovannelli regala, generosamente, al suo pubblico un viaggio introspettivo del dramma che lui ha vissuto e che decide di condividere con i lettori. Fino alla ‘rinascita’. Lenta, faticosa, dal passo incerto ma comunque rinascita. 

Ed è così che arriva Edoardo, il terzogenito, il fratellino di Lorenzo, per tornare a quel progetto originario di Ingrid e Marco di famiglia, che era quello di non lasciare Lorenzo figlio unico. E la quotidianità riprende, quasi inaspettatamente si torna a vivere (o sopravvivere come ancora precisa Marco Giovanelli) con Sofia che è sempre parte di tutti, più presente che mai.
Da ieri presente anche in tutti i lettori di 'Lei era Sofia'. 

CiFra

(Foto Luca Giovanelli)


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