L’esposizione, curata da Stefano Danieli, Carmen Vicinanza, Aurora e Melania Mazzieri, Leonardo Simone e Michele Fuoco e patrocinata dal Comune di Modena, è stata inaugurata ieri ed è visitabile fino al 20 giugno.
Nato a Ca’ d’Olina di Pavullo, nel 1947, a cui rimarrà profondamente legato, Mazzieri è un artista viaggiatore e la mostra racconta le diverse tappe geografiche e artistiche del suo percorso nel quale, appunto, è costante il riferimento a quella sua terra natia, caratterizzata da case precarie e pochi contadini avari di parole: un luogo di miseria dove il colloquio era forse possibile solo con gli animali, che non casualmente conquisteranno sempre più centralità nella pittura dell’artista, che li raffigura in accadimenti fantastici, sottoponendoli a differenti reincarnazioni, come figure di innocenza ma anche di terrore. La dimensione è fantastica, ma le immagini assumono una particolare figurazione che non è fuga dal reale, ma una sua amplificazione, quasi necessaria, portata a proporzioni gigantesche, per l’amore che egli porta ai luoghi, alle persone e alle cose. Quell’amore che esalta anche smisuratamente le cose, i personaggi. In questa esaltazione, rientra non solo il borgo natale, ma la cultura del Frignano, tra leggende, riti e credenze.
Ma c’è pure la cultura dei paesi stranieri (Europa e Nord Africa), di cui Mazzieri ha visitato, da giovane, soprattutto i musei, con lo spirito da bohémien. Tra le tappe, la folgorante visita, nel 1967, della mostra “Le Muse inquietanti” al Museo d’Arte Moderna di Torino, con maestri del surrealismo e della metafisica, ad indicargli nuove possibilità di linguaggi che Mac declinerà sempre in riferimento alla realtà della sua terra.
Grande influenza avrà anche Venezia, tra il 1984 e il 1985, dove i palazzi, i monumenti, le opere d’arte e la laguna vengono visti con meraviglia e stupore in una visione onirica, dolce, romantica. E poi il ritorno a Pavullo dove morirà nel 1998. Nelle intenzioni di Mazzieri, rimaste incompiute, c’era anche il desiderio di dare vita ai poemi omerici, a partire dall’Odissea, a cui aveva già dedicato delle opere.
La mostra, a ingresso gratuito, e che vede la presenza di una cinquantina di opere, è visitabile tutti i giorni, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle
Letizia Rostagno

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