Le procedure così come le carte sono in regola, nulla si può eccepire, ma a noi dispiace perché in questi anni tante volte siamo passati in via del Carmine e vedendo quel tetto in lamiera ormai arrugginito e quel luogo abbandonato abbiamo pensato di suggerire o stimolare le autorità pubbliche alla conservazione, ahimè senza farlo. Il lavatoio comunale era stato edificato nel 1938 per migliorare l'igiene e diminuire la fatica delle donne a cui spettava quasi come una condanna, questo compito. Per le nostre mamme e nonne era comunque un lavoro molto intenso e faticoso. Riempivano di solito una carriola con gli abiti e la biancheria da lavare, spesso vi era seduto sopra un figlio piccolo, e dalla propria abitazione la spingevano fuori le 'mura' fino al Carmine dopo le case popolari. Prospiciente il Lavatoio una famiglia vendeva l'acqua calda e questo, assieme alle grandi vasche di cemento con incavature sul piano di lavoro e la via di scolo miglioravano l'igiene e diminuivano un po' la fatica rispetto al doversi inginocchiare sul Canalino come avveniva per le generazioni precedenti. Alla fine degli anni 50 comparvero le prime lavatrici automatiche e si diffusero in tutte le famiglie con il boom economico degli anni 60/70.

Così venne meno la sua funzione, continuamente rimaneggiato fu trasformato in un magazzino per essere poi abbandonato. È inspiegabile che nel corso dei tempi tra convegni sul ruolo delle donne e rivendicazioni da manuale Cencelli di quote rosa, non si sia compreso anziché deturparlo quale valore testimoniale della fatica, del lavoro femminile e della storia dell'igiene avesse il Lavatoio pubblico. Per questo motivo, come la relazione e l'intreccio imprevedibile di intelligenze ha portato alla scoperta e alla produzione di massa della lavatrice domestica, che ha liberato dalla fatica e consentito alle donne di avere più tempo a propria disposizione, noi confidiamo nella forza onnipotente e imprevedibile del caso, perché l'asta per l'alienazione del Lavatoio pubblico vada deserta.
Dante Pini Spilamberto
Due fotografie tratte dal libro di Maria Cristina Vecchi 'Spilamberto in fotografie e cartoline d'epoca'.

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