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Viaggio con Souvlaki, musica elettronica è colonna sonora della vita

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Il suono del post Covid arriva da Brescia, la riscoperta dei collettivi e video da guardare ad oltranza


Viaggio con Souvlaki, musica elettronica è colonna sonora della vita
Nicola Piccinelli da Brescia aka Souvlaki, talento puro, autore di musica elettronica raffinata e creativo a 360°. Il 15 gennaio uscirà il suo secondo ep 'Continued Survival', già anticipato dai singoli, '7Lungs' con l'azzeccato featuring in francese del rapper Slim Gong e 'Isolation' in collaborazione con la bravissima Debora Grandi. Il mondo di Souvlaki è di straordinario fascino, canzoni che ti ipnotizzano subito, atmosfere notturne che vorresti vivere in loop. L'atmosfera dei brani è da introspezione, ma lontano da essere cupa. Tanta sperimentazione e collaborazioni mai banali. Per il video di Isolation, realizzato in stop motion, Souvlaki ha lavorato come da pionieri con gli amici Carlo Rodella, Nicola Nolli e Luca Chiarini, i primi due inesperti di montaggio video e animazione. Il risultato è un mega viaggio, il tema è l'incomunicabilità tra le persone. Voto altissimo. Qualche giorno fa, dopo il tramonto, ho telefonato a Nicola, ecco l'intervista.

Parlami di come tutto è iniziato.
Suono dai tempi delle superiori, ho iniziato col rock, ho fatto i classici step, prima il grunge, poi ho iniziato a cercare cose più contaminate. un mio amico mi ha fatto scoprire i Tool e i Nine Inch Nails. I Tool mi hanno fatto capire che puoi trovare soluzioni intermedie, i Nine Inch Nails mi hanno spinto ad iniziare ad ascoltare musica elettronica e a comprendere come coi sintetizzatori puoi costruire canzoni. Trent Reznor per me è uno dei più grandi compositori dei tempi moderni. Ad un certo punto ho comprato un sintetizzatore; suonavo in una band, vivendo in paesi piccoli uno dei problemi è quello di trovare un batterista che fa la musica che vuoi tu. Nel mio caso ci siamo detti, vogliamo fare rock, non troviamo un batterista, facciamo come i Nine Inch Nails e usiamo le drum machine. Poi sono partito con il progetto Souvlaki, ho vissuto per un periodo a Verona e per me era difficile fare le prove con gli altri musicisti, ho iniziato a suonare da solo.

Cosa c'è nel progetto Souvlaki?
La mia regola è sempre stata quelle di acquisire qualcosa dagli artisti che apprezzo, non copiarli e creare qualcosa di personale. Se ascolti i miei pezzi non sono identificabili con un genere omogeneo, ci sono cose più vicine all'hip-hop, un genere che mi è sempre piaciuto molto, soprattutto quello pieno di campionamenti dal soul e dal jazz. Poi dalla techno, l'utilizzo della cassa dritta, i suoni ripetitivi, vado in una sorta di mondo parallelo.

Adoro i progetti nati dall'incontro di più artisti.
Le tante collaborazioni nascono dal fatto che con Souvlaki non volevo avere una band. Prendi un brano come 'Isolation', scritto tutto da solo, poi ascoltandolo ho pensato che suonava da base e ho chiesto a Debora Grandi di cantarci sopra; Debora, con cui collaboro tantissimo è molto eclettica, viene dal folk e dal cantautorato, con testi molto elaborati. Se ascolti 'Isolation', lei lo fa diventare più pop, normalizza il tempo. Da solo riesco a funzionare bene a livello di arrangiamenti, introdurre stabilmente altre persone all'interno del processo creativo temo possa alterare questo bilanciamento. Mi piace l'idea dei collettivi, le scene tipo Bristol con Tricky, Massive attack, le loro commistioni. Questa è una cosa che in Italia manca, ognuno pensa a crearsi il proprio giro. Prendi l'hip hop americano, lì ci sono un sacco di collaborazioni.

Dove vi siete conosciuti con Debora?
Io vivo a Montichiari, in provincia di Brescia e lei ad Asola, nel mantovano.In zone così piccole, i musicisti si conoscono tutti. Abbiamo collaborato la prima volta su un pezzo che si chiama 'Mybe', durante gli arrangiamenti sentivo che mancava la voce e gliel'ho proposto. Ha funzionato e da lì abbiamo incominciato. Abbiamo fatto anche dei live dove lei iniziava da sola eseguendo brani folk, poi una fase di transizione ed infine la mia parte elettronica.

Scorrendo la tua pagina Facebook intuisco che suonare dal vivo è per te molto importante.
La dimensione live mi gasa un sacco, il nostro sogno è fare un tour con una situazione live come fanno Trentemoller, i Gorillaz o Apparat. Tutto suonato dal vivo, questo è il nostro obiettivo. Il live è fondamentale.

Come hai deciso di introdurre i visual nelle tue performance?
Nel 2017 ho partecipato al Rock Contest di Firenze, Giuseppe Barone mi consigliò di inserire dei visual visto che sul palco noi eravamo impegnati a suonare e lo show appariva un po' statico; ho iniziato a fare qualche cosa io e dopo ho coinvolto Luca Chiarini che aveva già lavorato per 'Inside', la cover di Moby che abbiamo realizzato io e Debora qualche anno fa. All'inizio stava sotto il palco, dopo l'ho convinto a salire con noi. Adesso i visual sono una parte importante dei live, al pubblico piace. Nei live di musica elettronica è fondamentale, un esempio i concerti dei Massive Attack per la parte video sono spettacoli incredibili, oppure gli Atoms for peace.

Quali sono le differenze tra il primo EP e 'Continued Survival'?
Il primo EP doveva avere un titolo diverso, 'Archive'. I vari brani non sono molto omogenei tra loro, è una collezione di singoli, ma volevo mettere un punto fisso, ho registrato di nuovo i vari brani perché avessero un'uniformità di masterizzazione. Il nuovo l'ho scritto in 6/7 mesi, sono stato veloce, suona molto più uniforme, è più strumentale. Ero indeciso se pubblicarlo perché i pezzi sono più personali, poi verso marzo 2020 ho capito di essere andato in blocco mentale perché avevo i pezzi finiti e così sono tornato in studio. In questo studio dove registro, collaboro con mio cugino Simone che è anche un chitarrista di Brescia. Sempre nell'ottica di non avere una band, ma avere una sorta di famiglia, di collaboratori fissi. Il titolo è 'Continued Survival' che in inglese è un termine scientifico che indica la sopravvivenza. Io la intendo come sopravvivenza del progetto Souvlaki, ti dicevo appunto che ero indeciso se pubblicare i brani o no, Souvlaki è sopravvissuto e ha buttato fuori ancora qualcosa. Sui testi ti posso dire che io sono della scuola grunge tipo i Nirvana, per cui il significato dei testi non ha così importanza, certo non devono essere cose che non condivido. Tutto questo vale tranne che per il testo di 'Isolation', il testo si ambienta all'interno del video, con Debora abbiamo questa bellissima abitudine per cui il testo definitivo è pronto solo il giorno prima della registrazione.

Di cosa parla 'Isolation' e come nasce il suo video?
Il pezzo parla dell'incomunicabilità tra le persone, poi per il video abbiamo comprato questi omini su Amazon e abbiamo trovato le versioni uomo e donna, ma con il rapporto fra i sessi non c'entra. L'idea sarebbe che tu ti svegli in un posto che non sai dov'è e vai in giro facendo fatica a muoverti. Le lettere rappresentano due linguaggi diversi che non riescono a comprendersi, c'è la tipa che costruisce un muro tipo 'The wall' dei Pink Floyd. 'Isolation' è il primo pezzo dove il testo ha un significato e non è inserito solo perché suona bene.

Come stai vivendo questo periodo?
Quello che mi ha trasmesso il Covid è un po' la sofferenza del passare del tempo, non fare le cose che ero abituato a fare prima, tanti giorni a copia e incolla, alla fine il 2020 è passato velocissimo. Ho fatto tanto smart working, per esempio da marzo a maggio per me è come un giorno unico. Mi ha dato da pensare anche il fatto che avendo di fronte la pandemia, il virus abbia destabilizzato il nostro sistema veloce e complesso che abbiamo creato. Abbiamo internet, andiamo nello spazio ma se la prossima volta avremo un virus che si diffonde così ma con una mortalità più alta, tutta la nostra grandissima tecnologia non servirà, tutto va ridimensionato. Alla fine comunque le persone sono così tanto sociali che il Covid non lascerà un impatto così forte nelle relazioni personali.



Ci saranno altri video da 'Continued Survival'?
Stiamo pensando di realizzare il video di '7Lungs', ma gli altri pezzi li concepisco solo da ascolto.

Progetti post Covid?
Vorrei fare un live, nel 2020 avevo la possibilità di partecipare ad alcuni festival e non averlo potuto fare mi rode. Punto a ottobre 2021, prima non credo ci sarà la possibilità di fare concerti.

Il tuo sogno come location per un live?
La Royal Albert Hall, una roba formale super figa o sicuramente il Glastonbury Festival. Altri festival come il Coachella stanno diventando delle passerelle, Tra parentesi, questa estate sarei stato curioso di vedermi la reunion dei Rage Against the Machine proprio al Coachella, magari avrebbero mostrato tutte le contraddizioni che il festival si porta dietro da un po'. In piccolo, parteciperei a un bel festival indipendente senza però la presenza dei soliti gruppi pop che dicono di fare indie.

Ultimamente ci sono artisti italiani che ti hanno incuriosito, che apprezzi e che con cui magari vorresti collaborare?
L'impressione che ho adesso è che molta musica indipendente abbia come riferimento un artista come Calcutta, chiamiamolo il mainstream dell'indipendente. Negli ultimi mesi ho ascoltato solo hip-hop americano, hip-hop svedese e poi gli Idles, loro li ho ascoltati milioni di volte. Un gruppo che mi piacevano erano i Drink to me, da lì è uscito Cosmo. Un numero uno italiano è senz'altro Alessandro Cortini.

Stefano Soranna

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