Nella riunione è stato sottolineato come lo sviluppo esponenziale della tecnologia sui mezzi, paradossalmente sia andata di pari passo con la erosione dei diritti degli autisti. Per rispettare i tempi di consegna e competere su un mercato nei fatti sempre meno regolamentato, gli autotrasportatori sono costretti a condizioni di lavoro e di vita inaccettabili, peraltro aggravate dai limiti di una rete infrastrutturale che in Italia, nonostante i ripetuti appelli, non garantisce nemmeno decorose aree di sosta autostradali.
E così una professione spesso tramandata di padre in figlio, coi racconti dei primi trasporti pionieristici degli anni '60 (tanto complicati quando economicamente redditizi), si è trasformata in un lavoro dequalificato al quale sempre meno giovani decidono di avvicinarsi. 'Pensare di invertire la rotta aumentando il numero di autisti stranieri agendo sul Decreto flussi, non solo non risolve il problema, ma contribuisce ad aggravarlo - conclude Cinzia Franchini -. Da tempo chiediamo un vero ripensamento di questo settore che passi da una razionalizzazione dell'impianto legislativo, dall'ascolto vero di chi ogni giorni viaggia sulle strade italiane e che non è in alcun modo rappresentato dalle storiche associazioni e dalla eliminazione dei privilegi concessi ai Consorzi di servizi attraverso il sistema dei pedaggi autostradali. Solo così è possibile immaginare una stagione nuova per l'autotrasporto, a garanzia non solo dei lavoratori del settore ma della sicurezza di tutti gli utenti della strada e della stessa committenza'.


