'Annuncio che, allora, serviva a “mettere una pezza” al tentativo maldestro e scoperto di gettare la colpa sui Gestori degli aumenti del prezzo dei carburanti, al contrario causati dal ripristino delle vecchie accise. E, invece, tutto si è esaurito con un misero cartello dei prezzi medi regionali, pure bocciato dal Consiglio di Stato, che ora accoglie polvere e ragnatele, inutile ed inutilizzato, sugli impianti italiani. Eppure l’intero settore è al suo picco di degrado: i prezzi dei carburanti continuano ad essere i più alti d’Europa; le mafie sono gli unici operatori che continuano a “investire” sui carburanti, sottraendo una dozzina di miliardi l’anno alle Casse dello Stato; la transizione energetica è un treno che, per quanto disastrato, si guarda bene dal prendere in considerazione un asset distributivo capillare e già strutturato, come è la rete italiana; in autostrada, pur di non farsi salassare nelle aree di servizio, gli automobilisti si portano panino, termos di caffè e pure una tanica di benzina di scorta'.
'In tutto questo, il Mimit continua a tenere tutto bloccato, passando il tempo, un mese dopo l’altro, ad interrogarsi su come scrivere un piccolo articolo della più grande riforma, teso unicamente a proteggere le compagnie petrolifere dalle condanne che Tribunali d’Italia stanno comminando per le condizioni economiche e contrattuali adottate contro i lavoratori e le piccole imprese di gestione. Un tentativo che non è solo chiaramente sbagliato e che è stato già una volta rimandato al mittente dalla stessa Presidenza del Consiglio, ma che finirà per fare la stessa fine del cartello del prezzo medio, inutile ed inutilizzato: nessuna legge può consentire di sottrarsi al Giudizio terzo, neanche nel caso dei potenti petrolieri, se si impongono ad un lavoratore condizioni contrattuali o comportamenti “valutati” come squilibrati, iniqui, abusivi. Le organizzazioni di categoria dei gestori -conclude la nota di Faib e Fegica- sono disposte ad individuare intese che consentano di rientrare nell’alveo della legalità, chi nel tempo con i suoi comportamenti si è chiamato fuori, così come conclamato dai Tribunali.


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