L’agricoltura è uno di quei pochi settori che non si è mai fermato a causa del coronavirus. In molti ci credono dei fortunelli, ma è davvero così? La risposta è ni.
Sì, l’agricoltura si è fermata per tutta quella parte legata ad ospitalità, ristorazione ed enogastronomia, quindi per tutti coloro che hanno agriturismi (sì, per essere un agriturismo è conditio sine qua non l’avere un’azienda agricola), laboratori di produzione di lavorati, acetaie, cantine, birrifici agricoli, ecc. Queste attività, per quanto si siano ingegnate con la consegna a domicilio, non sono in grado di arrivare al volume di lavoro che avrebbero avuto in condizioni ‘normali’ e spesso hanno difficoltà ad essere competitivi a livello di prezzo del prodotto, a causa dei costi di produzione, che ovviamente non riescono ad approfittare di eventuali economie di scala o delocalizzazione, il tutto aggravato dal pesante morbo del consumatore inconsapevole.
C’è poi tutta l’area produttiva legata alla vera e propria coltivazione dei terreni e alla zootecnia. Questi comparti hanno continuato a lavorare duramente, nonostante le difficoltà, perchè si sa, la natura non aspetta.
Prima dell’arrivo del coronavirus il settore si trovava già a fronteggiare il grave problema della cimice asiatica, che infesta le nostre coltivazioni
già da anni, con danni pari al 70% della produzione per quanto riguarda principalmente il pero, ma che si possono riscontrare anche sulle altre colture arboree da frutto e non solo.Tra fine febbraio e inizio marzo, poi, arriva lui, il Covid-19.
Prima difficoltà: la scarsità di personale qualificato e disponibile a continuare a lavorare, nonostante la paura di contagio. Una vera impresa. Per tentare di porre rimedio alla faccenda, è stato proposto di assumere coloro i quali percepiscono il reddito di cittadinanza. Siamo sicuri sia la scelta giusta? Ho i miei dubbi. Si tratta di persone che devono essere formate, che devono essere assunte dall’azienda agricola, con tutti i costi monetari e non che ne derivano, e che nella gran parte dei casi dopo pochi giorni rifiutano il lavoro ‘perché è troppo faticoso’, costringendo l’impresa a ricercare di corsa nuovo personale, a formarlo e così via. Costi su costi.
Secondo problema: le gelate di fine marzo. Il crollo improvviso delle temperature avvenuto tra il 23 e il 27 marzo, con punte oltre i -6°, hanno letteralmente bruciato gran parte della produzione di frutta del 2020, danneggiando le piante già in piena fioritura.
Terza mazzata: la puntata di Report di pochi giorni fa in cui si massacra la zootecnia lombarda, insinuando una relazione tra i bisogni degli animali e la diffusione del virus.
A questo punto non ci resta che volgere lo sguardo al futuro e aggrapparci alle nostre speranze e ancor di più al nostro patrimonio di conoscenze ed esperienza. Andremo avanti, come sempre, anche perchè indietro non si può andare, ma abbiamo la necessità di combinare due elementi fondamentali: noi dobbiamo renderci conto di essere degli imprenditori a tutti gli effetti e non dei contadini, plasmando il nostro modo di approcciarci al lavoro e voi dovete essere più attenti e consapevoli.
Volpe Giulia


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