'Il canone concordato non è più una nicchia, una misura percepita solo come paracadute sociale. Sta diventando una risposta potente al bisogno di casa che tocca la pelle delle famiglie. Ora Modena è officina e avamposto di una tendenza che ora soffia in tutto il Paese'. Così Eugenia Cella, leader del Sicet, il sindacato inquilini della Cisl, commenta i dati che fotografano il cambio di passo del mercato degli affitti, forniti dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, ripresi dal Sole 24 Ore.
'Il dato modenese è enorme: nel capoluogo il 55% dei contratti depositati lo scorso anno è stato a canone concordato, più del doppio della media nazionale del 24,8% fotografata nel Rapporto – rileva Cella –. In totale sono stati firmati circa 3.200 nuovi contratti, il 69% in più rispetto al 2023. Modena sta molto sopra anche alle otto maggiori città italiane, dove i 3+2 calmierati sono circa il 30%. Il 4+4 arretra ovunque: nel 2025 rappresentava il 39,5% delle locazioni registrate, contro il 53,3% di dieci anni fa. È la conferma che il mercato cambia pelle'.
In provincia il canone concordato sfiora il 70% del totale contratto in città come Carpi, Sassuolo e Castelfranco, con crescita anche a Formigine e nella Bassa ( Mirandola è tra i territori più dinamici), grazie alla spinta dello sconto sulle tasse resa possibile dalle misure post terremoto.
'Per la prima volta – aggiunge Cella – vediamo interesse per il canone concordato anche da parte dei proprietari in Montagna, dove il caro casa ha spinto molte famiglie. Serramazzoni è la località in cui il segnale è più evidente. Il canone concordato adesso corre forte perché fa sintesi tra la questione fiscale e quella culturale. Sul piano economico premia tutti. Il proprietario paga la cedolare secca al 10% invece che al 21% – su 6.000 euro annui significa versare 600 euro di imposte e non 1.260 –, non ha registro e bollo e sull’Imu gode dello sconto nazionale del 25%, cui possono sommarsi le riduzioni decise dai Comuni. L’inquilino conta su canoni più sostenibili – a Modena la media è di circa 520 euro – maggiori detrazioni fiscali e un contratto più snello, il 3+2 anni. Cosa che inizia a piacere a molti proprietari non vogliono più legarsi per otto anni a un inquilino con un 4+4 e capiscono che i facili guadagni degli affitti brevi sono spesso una falsa promessa: il breve è più burocratico, richiede investimenti e gestione continua.Sul mercato emergono, inoltre, esigenze nuove legate a lavoro e studio. Modena le ha anticipate nel 2023, varando con i sindacati inquilini gli accordi territoriali 4.0, proprio lo strumento che la recente inchiesta del Sole 24 Ore e il rapporto dell’Osservatorio indicano come uno degli snodi decisivi. Gli accordi in vigore nel Modenese mettono al centro il 3+2 e altre due forme di affitto transitorio fino a 18 mesi, per studenti, trasfertisti, persone che si spostano per motivi sanitari In tutti i casi è possibile affittare anche una singola stanza a prezzo calmierato.
Ora serve un salto politico. Cella e il Sicet chiedono alla Comunità dei sindaci modenesi di applicare una riduzione Imu per i proprietari che affittano a canone concordato. 'Oggi solo il capoluogo sostiene questa scelta con un’aliquota agevolata all’8 per mille. Sarebbe straordinario se almeno i Comuni ad alta tensione abitativa come Carpi, Castelfranco e Sassuolo, seguissero questa impostazione. Non è populismo: comprendiamo che mettere mano al bilancio sia difficile, ma ridurre l’Imu sui canoni concordati è investire sulle politiche abitative per la classe media, offrendo risultati rapidi mentre prosegue il lavoro dei Comuni per costruire nuovi alloggi di edilizia residenziale sociale'.


