C'è un destino bizzarro e quasi romanzesco che accompagna la carriera di Alessandro Ghidini. Il giovane direttore sportivo modenese ha un ruolino di marcia invidiabile: ovunque vada, costruisce organici capaci di centrare gli obiettivi senza esitazioni. Il paradosso, semmai, si consuma in estate, quando puntualmente si ritrova a dover azzerare tutto per ripartire da capo con un nuovo club.
Una sequenza di addii non dipendenti dal suo operato:
-Il biennio d'oro a Castelfranco (2024): trascina la Virtus fino al quarto e al quinto posto in Eccellenza, firmando le ultime stagioni ad alta quota prima del successivo crollo societario costato la doppia retrocessione.
-L'impresa a Formigine (2024/25): compie un autentico miracolo sportivo, blindando una salvezza diretta al termine di una clamorosa rincorsa.
-L'ultimo ballo al Terre di Castelli: guida il gruppo fino alla vetta dei playoff, prima che il club sia destinato a sparire dalle mappe del calcio dilettantistico.
Tre traguardi consecutivi che, per ironia della sorte, oggi lo costringono alla sosta forzata. «I contatti col Medolla San Felice sono reali» ammette Ghidini «ma i loro quadri sono già completi e per il momento resterò a guardare. Non nascondo l'amarezza: dopo quattro stagioni di Eccellenza vissute sempre al massimo, fa male essere senza squadra.
Trovo conforto nel percorso di mister Cattani, mio compagno di viaggio in questi anni: si siederà sulla panchina del Progresso in Serie D. Merita questa chance, lo ritengo uno dei profili migliori della regione».La palestra dei Chezzi e le imprese sul campo
La competenza del diesse si è formata attraverso una gavetta solida, cresciuta all'ombra di due maestri storici a Castelfranco. «Lavorare per dieci anni con Paolo e Marcello Chezzi equivale a una borsa di studio a Coverciano. Lì dentro impari ogni segreto del mestiere: fai il segretario, il direttore sportivo, il team manager. Un'esperienza formativa enorme. Anche dopo l'uscita di scena di Paolo, abbiamo continuato a viaggiare forte: il primo anno con Fontana abbiamo chiuso il girone d'andata in testa per poi finire quarti; l'anno dopo con Cattani siamo arrivati quinti, rimanendo fuori dai playoff solo per la regola della 'forbice' e affrontando sei mesi senza rimborsi spese. Separarsi era l'unica via».
Le tappe successive hanno confermato lo spessore delle sue intuizioni di mercato. A partire da Formigine: «Quella salvezza ha avuto lo stesso sapore della vittoria di un campionato, anche se la dirigenza ha poi preso altre direzioni».
Scouting e il progetto United Castelfranco
Il presente dice stand-by, ma l'agenda del direttore è già fitta di programmi per non farsi trovare impreparato. «Sfrutterò questo periodo per aggiornarmi, tornando a seguire da vicino i campi di Serie D, un bacino che nell'ultimo periodo avevo un po' trascurato, e facendo scouting per puro interesse personale».
Parallelamente, Ghidini ha deciso di investire in un progetto dal forte valore affettivo ed economico legato alla propria terra: «Insieme a mio padre e mio fratello abbiamo dato vita allo United
Castelfranco, partendo dalla Terza Categoria. Si tratta di una società di capitali strutturata, dove ognuno di noi ha fatto la propria parte. Divideremo la gestione dello stadio 'Ferrarini' con la Virtus, il Castelfranco di Terza e le formazioni amatoriali.
Matteo Pierotti



