È stato presentato e approvato ieri all’unanimità il bilancio della cooperativa sociale Società Dolce, che ha concluso il 2025 con un utile dopo le imposte di 163.283 euro e un valore della produzione di 137.757.845 euro, un +5,45% rispetto all’anno precedente.
Sono i servizi per persone anziane e disabili, quindi legati alla non autosufficienza e quelli rivolti all’infanzia a portare un apporto di ricavi significativo.
'Il nostro posizionamento – ha detto il presidente Pietro Segata – è motivo di orgoglio, in un contesto di guerre, crisi energetica, innalzamento dei prezzi per beni e servizi e l’aumento del costo del lavoro dovuto anche al recente rinnovo del CCNL di settore, che nel 2025 è stato di 87.799.812 euro (65,95% sul valore della produzione). Ma abbiamo dimostrato di saper reagire e di trasformare in punti di forza anche condizioni imprevedibili e avverse, grazie alla capacità di progettare, qualificare e gestire molteplici attività, con risposte adeguate e a volte uniche: Società Dolce si riconferma tra le prime dieci realtà della Cooperazione Sociale in Italia'.
Un modello di governance che poggia sul miglioramento continuo, la responsabilità sociale e la centralità delle persone. 3.879 lavoratrici e lavoratori, 929 socie e soci, 2.950 dipendenti, con una fisionomia quasi tutta
al femminile (l’86% donne e il 14% uomini), 652 stranieri, l’88% assunto a tempo indeterminato e con ben 1.253 nuove assunzioni nel 2025.Per loro, la cooperativa ha versato 159.261,48 euro in contributi per la previdenza complementare (Previdenza Cooperativa e Fondi Aperti) e 483.936,61 euro per garantire l’assistenza sanitaria integrativa (Dircoop e General Mutua) e ha erogato 57.092 ore di formazione e 12.008 ore per il diritto allo studio. Inoltre, ha accolto 17 giovani per il servizio civile universale e 157 per i tirocini.
Grande attenzione è stata posta alla parità di genere e al lavoro agile con 50.383 ore lavorate in smart working, alla reputazione aziendale, con la riconferma delle tre stellette del Rating di Legalità da parte dell’Autorità Garante della concorrenza e del Mercato e gli impegni codificati nel Codice Etico e nella sostenibilità e salvaguardia ambientale.
Il futuro? 'Premere affinché la Regione Emilia Romagna riconosca agli Enti del Terzo Settore l’esenzione dall’Irap, allo stesso modo della Regione Lombardia, come contributo alla valorizzazione del lavoro sociale e investire nei servizi privati erogati dalla cooperativa, al fine di compensare sempre più le difficoltà della committenza pubblica con una clientela solvente', ha concluso Segata.


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