Dati contenuti nella edizione 2026 della indagine sui redditi da lavoro in provincia di Modena che il sindacato ha intitolato Dentro il tunnel, un’espressione che, secondo il segretario provinciale Alessandro De Nicola, descrive bene la fase di transizione in cui si trova il territorio. Da un lato emergono segnali positivi, come l’aumento dei redditi reali; dall’altro si consolidano trend che la CGIL considera preoccupanti. Tra questi, il sorpasso dell’area sassolese su Modena nella classifica dei redditi medi: Sassuolo supera i 22.000 euro, mentre Modena scende leggermente sotto questa soglia. Chiude la graduatoria l’area montana, poco sopra i 18.000 euro. Per De Nicola, questo dato impone una riflessione sul modello di sviluppo che negli ultimi anni ha puntato molto su turismo e ristorazione, settori che potrebbero aver contribuito al calo della ricchezza prodotta a Modena. Allo stesso tempo, questi comparti muovono una massa economica rilevante, ma richiedono una qualificazione del lavoro e un contrasto più efficace al lavoro nero.
La parte più critica dell’indagine riguarda le differenze di genere e generazione, le cosiddette 2G. Pur registrando un aumento dei redditi femminili, la forbice tra uomini e donne continua ad ampliarsi: oggi il divario è di 6.500 euro e cresce ogni anno di 200–300 euro. Le donne sono sovrarappresentate nei settori più fragili dell’economia modenese, come turismo, ristorazione, commercio e servizi alla persona a basso valore aggiunto. Il risultato è che il 30% delle dichiarazioni delle lavoratrici non supera i 10.000 euro annui, un dato che descrive con chiarezza la diffusione del lavoro povero.
La variabile generazionale accentua ulteriormente le criticità: giovani e donne sono concentrati nei comparti più esposti alle crisi internazionali e ai processi di sostituzione tecnologica, inclusa l’intelligenza artificiale. Per Vigarani, “se si vuole davvero uscire dal tunnel, dobbiamo affrontare in modo serio questo tema delle 2G.
Per la prima volta, l’indagine CGIL ha misurato l’incidenza delle spese obbligatorie sui redditi dei lavoratori, includendo condominio, utenze domestiche, alimentazione e carburante, ma escludendo prudenzialmente le spese sanitarie. L’esito è allarmante: queste spese assorbono dal 41% al 75% del reddito, con il picco massimo per le coppie under 35. “Tolte le spese obbligate ai lavoratori rimane poco”, osserva De Nicola, confermando che anche a Modena il lavoro povero è una realtà diffusa.
L’indagine evidenzia inoltre un paradosso già noto: il turismo modenese cresce in termini di flussi, arrivi e presenze, ma non genera reddito adeguato. I lavoratori del settore, soprattutto giovani e donne, percepiscono salari bassi e instabili, insufficienti a sostenere progetti di vita. Come spiega Vigarani, “il turismo va bene dal punto di vista dei flussi, ma i redditi legati a questo settore sono molto poveri e non garantiscono un sostegno reale”.
Per De Nicola, la priorità è qualificare il lavoro, ridurre l’incidenza dei part time, contrastare il lavoro nero e aumentare la stabilità dei redditi. Solo così sarà possibile invertire la rotta e uscire dal tunnel.


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