Il video, diventato virale, del ragazzo di Modena che a fine serata ha contestato i 20 euro per sei ore di servizio con il referente di un ristorante del centro città, ha riattivato, solo per un giorno, le reazioni politiche ed istituzionali. Ma l'occasione dell'attenzione mediatica è stata colta dal piano politico per rilanciare soprattutto il tema ormai diventato di battaglie elettorale del salario minimo. Un tema certo di attualità ma che poco centra rispetto a quello dei compensi (se così li possiamo chiamare), in nero. Perché di questo, in quel video, si tratta. Un lavoro nero, nemmeno valutabile in termini di salario minimo e tantomeno di tutela contrattuale. Nel momento in cui il contratto, appunto, non c'è. Problema non risolvibile o superabile offrendo 50 euro anziché 20 al giovane in servizio a fine serata, per evitare ulteriori discussioni, denunce, o perché semplicemente ci si accorge di essere ripresi con telefonino.
Perché il tema, che dovrebbe essere al centro dell'agenda politica non solo nelle note stampa di un giorno, è chiedersi perché quelle situazioni avvengono, e quali le condizioni per evitarli. In quel video non c'è solo la cruda, diretta e sacrosanta denuncia di un ragazzo ma emerge anche una difficoltà che, pur nelle doverose distinzioni, e lungi da giustificare comportamenti scorretti e illegali, riguarda anche i titolari o i gestori di attività di ristorazione. Le cui esigenze sempre maggiori di flessibilità non trovano, o trovano sempre meno, adeguata risposta nella normativa vigente in materia di contratti.
'Diciamo da tempo che serve maggiore flessibilità nei rapporti di lavoro, soprattutto in un settore come quello della ristorazione. I voucher ci sono ancora ma sono troppo burocratizzati e sottoposti a regolamenti troppo rigidi. Nella prima versione potevi acquistare un carnet e utilizzarli nel momento del bisogno. Anche solo per una prestazione, una tantum, per una persona. Oggi non è più cosi immediato'
E i contratti a chiamata?
'Ci sono, e il nostro richiamo principale è quello all'applicazione dei contratti, ma anche un contratto a chiamata richiede comunque una assunzione al di la che poi se ne abbia realmente bisogno. Ciò comporta incombenze fiscali e spese di gestione, anche se non lo si utilizza'.
Pare di capire che per agire all'interno di una cornice di regolarità ad esigenze contingenti ed improvvise di personale, gli spazi
'Si, in caso di picchi di lavoro o assenza di personale immediata e temporanea magari a fronte di molte prenotazioni per esempio per una serata in cui contestualmente mancano improvvisamente personale al lavoro, diventa difficile agire per rispondere esigenze organizzative come quelle di un ristorante. Noi proponiamo di ritornare ai voucher prima maniera, da attivare immediatamente, strumenti capaci regolamentare anche questa zona grigia di lavoro nero che il video del ragazzo ha dimostrato, purtroppo, esistere ancora'.
Nei giorni scorsi la vostra associazione ha richiamato l'importanza all'applicazione dei contratti. Quale è il messaggio che lanciate ai vostri associati, e non solo, di fronte a situazioni come quella emersa dal video?
'Chiaramente come associazione firmataria dei contratti di lavori, ai e dai nostri associati chiediamo e ne pretendiamo il massimo rispetto, ma è necessario affermare che un settore come quello della ristorazione ha esigenze ben diverse e particolari, più difficili da gestire, variabili anche da una ora all'altra, rispetto per esempio a quelle del manifatturiero'.
C'è il tema della formazione e della preparazione del personale, altro aspetto richiamato dalla vostra associazione proprio a commento del video.
'Si, bisogna essere consapevoli che nel momento in cui le imprese richiedono molta manodopera specializzata e professionalmente preparata, la tendenza è quella di tenersele strette, magari anche pagandole di più rispetto al minimo salariale previsto. E ciò avviene anche da parte di imprenditori che investendo risorse sulla propria attività sul personale e facendo fronte a spese e costi sempre più pesanti, capita spesso che non arrivino nemmeno a guadagnare loro quei tre euro all'ora'.
Gianni Galeotti


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