La giornata odierna ha segnato un punto di svolta sul fronte istituzionale con l'approvazione della riforma elettorale alla Camera del Senato. Il testo, passato a Palazzo Madama con 113 voti favorevoli e 71 contrari, ha subito significative modifiche rispetto alla versione iniziale e dovrà ora affrontare la terza lettura a Montecitorio, accompagnato dalle accese proteste dei partiti di opposizione.
Sul tavolo economico, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato una linea dura sul fronte del bilancio dell'Unione Europea. Da Roma arriva un 'no' categorico all'introduzione di nuove tasse comunitarie: la linea italiana spinge invece per una drastica razionalizzazione delle spese amministrative di Bruxelles, sollevando un dibattito che si preannuncia teso in vista dei prossimi vertici europei.
A pesare sul clima nazionale è soprattutto la nuova fiammata dei prezzi energetici. La benzina ha sfondato il muro dei 2,12 euro al litro in modalità self-service, mentre il gasolio viaggia sopra i 2,03 euro. I rincari ai distributori coincidono con la pubblicazione degli ultimi dati di Banca d'Italia sul debito pubblico, confermando una pressione macroeconomica che rischia di frenare i consumi delle famiglie.
Il disagio economico si riflette anche sul piano sindacale. Ha preso il via oggi lo sciopero nazionale di due giorni dei medici di medicina generale, che vede la chiusura della maggior parte degli studi medici di famiglia in tutto il Paese. La protesta del Sindacato Medici Italiani rivendica lo sblocco dei contratti e maggiori tutele per il personale, garantendo comunque le sole prestazioni d'urgenza.
Infine, si surriscalda l'asse diplomatico all'interno dell'Unione Europea. Il Viminale ha notificato a Bruxelles la proroga per altri 15 giorni della sospensione del trattato di Schengen ai confini con la Spagna, motivata da ragioni di sicurezza e rischio terrorismo. Una decisione che ha scatenato l'immediata e dura reazione del governo di Madrid, che ha definito il provvedimento 'vergognoso', aprendo un nuovo fronte di frizione all'interno della diplomazia europea.
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