Claudio Foti non potrà esercitare l'attività di psicoterapeuta per i prossimi due anni ed è interdetto per 5 dai pubblici uffici.
Seppure in parte ridimensionate, il giudice ha quindi ritenuto fondate le accuse mosse nei suoi confronti, in particolare quella di lesioni ai danni di una ragazzina che ebbe in cura tra il 2016 e il 2017. Sottoponendola, ha sostenuto il Pm Valentina Salvi, a sedute 'con modalità suggestive', ingenerando in lei la convinzione di essere stata abusata dal padre e dal socio e causandole anche dei 'disturbi depressivi'. L'altra imputata che ha scelto l'abbreviato- per lei assoluzione contro la pena chiesta di un anno e sei mesi- è l'assistente sociale Beatrice Benati, chiamata a rispondere di un episodio di violenza privata e di uno in cui è stata solo tentata. Nello specifico l'operatrice, suppose che il compagno della madre di una bambina affidata ai servizi di cui era referente nutrisse un interesse sessuale verso la minore. E per questo intimò alla donna di interrompere la sua relazione affettiva dietro la minaccia di collocare la figlia in affido extra familiare. Inoltre avrebbe costretto la madre a rinunciare a trascorrere con la figlia le vacanze di Natale nel 2018 (che la bambina ha poi passato in un'altra casa), sempre per un presunto rischio di abusi da parte del compagno, che per la Procura era però solo una supposizione dell'imputata.
Per quanto riguarda i rinvii a giudizio le posizioni interessate sono 17 su 22 chieste dal Pm. Per Nadia Campani, funzionaria dell'Unione dei Comuni della val d'Enza la stessa Procura ha chiesto un verdetto di assoluzione perché 'il fatto non sussiste'. Il 'non luogo a procedere perché il fatto non sussiste', è stato inoltre disposto per le posizioni di Attilio Mattioli, Barbara Canei, Sara Testa e la funzionaria del Comune di Reggio Daniela Scrittore.
Nel secondo per aver partecipato alla falsificazione della causale delle somme versate agli affidatari. Nel terzo caso a Carletti si contesta di aver abbassato il valore della soglia dei servizi, spacchettandoli, per prorogarli senza gara. E, infine, di aver affidato il servizio legale all'avvocato Marco Scarpati, totalmente scagionato dalle accuse tanto da veder archiviata la propria posizione. Al termine delle indagini per il dem rimanevano invece solo due ipotesi: una di abuso d'ufficio (per aver affidato il servizio di psicoterapia dei Comuni della Val d'Enza alla onlus senza bando) e quella di falso. Ora il primo cittadino ha visto ulteriormente ridursi le accuse a suo carico, di cui rimane in piedi solo quella di abuso d'ufficio. Altra figura centrale dell'inchiesta è quella di Federica Anghinolfi- che ha a suo carico una cinquantina di accuse- che avrebbe ordinato ai suoi sottoposti di alterare le relazioni scritte sui minori e, in un caso, ne avrebbe affidato uno ad una coppia omossessuale di donne, con una delle quali- anche lei rinviata a giudizio- aveva avuto una relazione. L'impianto accusatorio è corposo e variegato con 108 i capi di imputazione contestati. Tra questi truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, maltrattamenti in famiglia, lesioni dolose gravissime e violenza privata.
I fronti aperti sono diversi: il principale è quello dei bambini che sarebbero stati tolti ai genitori naturali sulla base di relazioni dei servizi sociali artefatte (distorcendo sogni, disegni, racconti e circostanze) in cui si riportavano abusi e maltrattamenti, e poi sottoposti a sedute di psicoterapia gestite dall'associazione 'Hansel e Gretel'. Questo però, secondo chi ha indagato, in frode alla pubblica amministrazione caricando sull'Ausl (che pagava le prestazioni) costi di gran lunga superiori a quelli correnti di mercato. Altre presunte irregolarità, poi, riguardano l'affidamento dell'incarico agli psicoterapeuti esterni della onlus torinese e la gestione dei locali del centro 'La Cura' di Bibbiano, dove questi professionisti esercitavano l'attività. Particolarmente discussi infine, i metodi usati da Foti e Bolognini per far emergere 'i brutti ricordi' dei bambini, fino alla 'macchinetta' che generava piccole scariche elettromagnetiche dai cavetti lasciati in mano ai giovani pazienti. I minori coinvolti, oggi tutti tornati dai loro genitori, sono una decina.



