Oggi, venerdì 26 maggio, in Tribunale a Modena, davanti il giudice Natalina Pischedda, si è tenuta una nuova udienza del processo per la tragica morte bianca di Laila El Harim, l’operaia quarantenne di origine marocchina, ma in Italia da oltre vent’anni, residente a Bastiglia, rimasta incastrata e schiacciata in una fustellatrice alla Bombonette di Camposanto, grossa azienda attiva nel settore packaging, il 3 agosto 2021.
Per l'infortunio mortale sono stati rinviati a giudizio il fondatore e legale rappresentante della ditta nonché datore di lavoro, il nipote delegato alla Sicurezza, e la stessa Bombonette srl in quanto soggetto giuridico.
L’ipotesi di reato contestata è l’omicidio colposo in concorso con l’aggravante di essere stato commesso con la violazione delle norme antinfortunistiche.
Per tutta la giornata sono stati ascoltati i testimoni dell’accusa, rappresentata dai Pubblici Ministeri Claudia Natalini e Giuseppe Amara, tra cui gli ispettori dello Spisal che hanno condotto le indagini, alcuni colleghi di lavoro e alcuni dei suoi congiunti, in particolare il compagno e la sorella Najoua: la famiglia di origine dell’operaia è assistita dall’avvocasto Dario Eugeni, del Foro di Bologna, che era presente in aula, e da Studio3A-Valore S.p.A..
'Laila un paio di settimane prima della tragedia mi ha confidato di essere molto preoccupata per un malfunzionamento elettrico di quella macchina che utilizzava' - ha detto ai giudici Najoua El Harim, confermando come la vittima avesse a più riprese segnalato i problemi.
Nella foto, Laila El Harim
Morte sul lavoro: in tribunale i parenti di Laila
La sorella ha rivelato ai giudici che Laila era preoccupata per il funzionamento della macchina che ne ha provocato la morte
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