“Il modello dei pantaloni è compatibile, ha detto il perito, ma le macchie che si vedono nei fotogrammi non corrispondono, perciò non si può dire con certezza che sia lo stesso indumento”.
Un risultato sul quale le parti esprimono posizioni di segno opposto. Durante la visione delle immagini e del confronto tra i pantaloni analizzati direttamente dal perito e quelli che stando alle telecamere di videosorveglianza indossava l'imputato la mattina seguente, l'imputato stesso è intervenuto spontaneamente, ribadendo, come fatto nel giugno 2024 attraverso il suo avvocato che i pantaloni in questione erano gli effettivamente gli stessi, precisando di possedere un unico paio di pantaloni da lavoro di quel tipo, forniti dalla ditta per cui lavorava.
La difesa, infatti, insiste nel sostenere che i pantaloni trovati nell’abitazione dell’imputato siano gli stessi indossati la sera dell'omicidio e che le immagini video, così come avrebbe indicato la perizia, non siano sufficientemente chiare per poter affermare con certezza il contrario. Ma il fatto che siano gli stessi escluderebbero l'imputato.
Al contrario, l'accusa sottolinea che ci sono evidenti differenze tra i pantaloni ripresi dalle telecamere e quelli rinvenuti in casa di Galaoul. Secondo la parte accusatoria, le differenze nelle macchie e nella morfologia del pantalone emersi dalla perizia sarebbero sufficienti per escludere che si tratti degli stessi indumenti. Per l'accusa, le prove fotografiche parlano chiaro, e il confronto delle immagini confermerebbe che i pantaloni indossati dall’imputato la sera del 17 novembre e quelli trovati il giorno successivo non sono identici.
Il processo, che oggi ha visto anche la
Gi.Ga.



