“La campagna di scavi a Montebaranzone – spiega il prof. Mancassola – fa parte di un progetto più ampio avviato dall’Università di Verona nel 2016, che punta a indagare sugli insediamenti matildici nel Reggiano e nel Modenese. Già sono stati compiuti scavi in questo senso a Toano e a Castellarano. In seguito, per avere ulteriori conferme, ci siamo spostati sul versante modenese e, dallo scorso anno, siamo quindi impegnati a Montebaranzone”.
Ancora Mancassola aggiunge: “Nel 2023, primo anno di scavi nel territorio comunale di Prignano, sono state riportate alla luce un’area cimiteriale e quella di un edificio che, con tutta probabilità, era una residenza signorile attorno al XIII secolo. L’obiettivo che ci proponiamo quest’anno sarà quindi almeno duplice: da un lato, continuare a effettuare indagini sull’ex cimitero, dal momento che i resti umani riesumati finora risalgono ai secoli XVII e XVI, ma dovrebbero essercene anche di molto più antichi, appunto di epoca matildica (la “comitissa” Matilde di Canossa visse tra 1046 e 1115, ndr). In secondo luogo, andremo alla ricerca dell’insediamento antecedente al palazzo signorile del XIII secolo, per cercare appunto testimonianze dell’insediamento di epoca matildica, che sappiamo con certezza esserci stato, ma non ne conosciamo ancora la natura, ovvero se si trattava di una torre difensiva o poco più, oppure di quello che potremmo definire un vero e proprio castello”.
Il prof. Roberto Giacobazzi, già prorettore dell’Università di Verona e tra i primi a credere in questo progetto di scavo, aggiunge: “Mi fa molto piacere che tale progetto prosegua anche quest’anno. Proprio tale aspetto conferma una volta di più la sua validità”.
“La seconda campagna di scavi a Montebaranzone – aggiunge il sindaco di Prignano, Mauro Fantini – è finanziata con 20.000 euro dalla Fondazione di Modena, che ringraziamo per la grande sensibilità dimostrata anche in questa occasione, e con fondi del bilancio comunale per 5.000 euro.



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