E' finito in manette mercoledì a Santi Cosma e Damiano, dove aveva l'obbligo di dimora, Antonio Di Puorto, 49 anni. L'uomo, originario di San Cipriano d'Aversa, era residente a Bomporto dove era stato arrestato nel 2014, insieme ad altre 10 persone per reati associativi e riciclaggio.
L'inchiesta aveva svelato una reate di intermediari e prestanome che gestivano soldi che provenivano dal clan Schiavone. Di Puorto era infatti destinatario di un ordine di carcerazione perché deve espiare una condanna definitiva a due anni e sette mesi per riciclaggio con l'aggravante del metodo mafioso.
Di Puorto è stato coinvolto anche in un'inchiesta di riciclaggio di denaro sporco nell'edilizia in Emilia e in Toscana. Grazie a prestanome incensurati di origine casertana, il gruppo si occupava di investire nel settore immobiliare edile. In un'operazione del 2014 Guardia di Finanza di Firenze e Squadra Mobile di Caserta sequestrarono circa dieci milioni di euro di beni immobili e mobili. In quella circostanza furono emesse delle misure cautelari, che colpirono proprio Antonio Di Puorto e il fratello Salvatore, sulle cui imprese riferì il pentito Salvatore Venosa. «Salvatore - disse Venosa - aveva una notevole disponibilità economica e in particolare si trattava di soldi della famiglia Schiavone, provento di vari reati, che ripuliva in diversi settori commerciali. Il fratello Antonio è la mente economica, che ha capacità imprenditoriali, soprattutto nel settore delle costruzioni; investe i soldi di Salvatore Di Puorto in questo settore».

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