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La famiglia di mia moglie vive a Lugansk: l'Occidente ha sbagliato tutto

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Questo fallimento di strategia, sul quale si continua a insistere, nasce da un concetto molto semplice: l’arroganza...


La famiglia di mia moglie vive a Lugansk: l'Occidente ha sbagliato tutto
Buongiorno Direttore,
mi rivolgo a lei in un momento delicato, che mi procura ansia e un fondato timore per la parte della mia famiglia in Italia e per quella in Ucraina. Potrebbe essere un fatto meramente personale, ma credo che quanto sto per scriverle possa interessare tutti.
Come le dicevo, i parenti di mia moglie si trovano a Lugansk e a Leopoli. Ieri sera abbiamo sentito quelli di Leopoli, che ci hanno comunicato la loro volontà di organizzare la fuga verso la Polonia. Paventano il pericolo che Putin sia giunto alla conclusione che con il continuo arrivo di armi e uomini dall'Occidente - truppe speciali non riconosciute ufficialmente e che appartengono alla milizia internazionale - non gli sia possibile vincere la guerra.

L'obiettivo del Cremlino è l'intera Ucraina, perchè se rimanesse anche solo una parte non occupata dall'Armata Russa, la guerra non finirebbe mai e la NATO continuerebbe a sostenere questa parte con soldati e mezzi.

Il ragionamento ha una sua validità, non è del tutto campato in aria. Putin si appresta quindi, secondo loro, a muoversi da sud est, dal Donbass verso Kiev con l'aiuto della Bielorussia da nord, per chiudere la Capitale tra due fuochi. Prevedono l'esplosione di una atomica tattica tra Leopoli e la Polonia, per evitare che la NATO entri in soccorso di Kiev. Secondo loro tutto ciò avverrà prima di agosto.

Io non lo so... ogni cosa mi pare assurda. Non avevo alcun dubbio che le armi avrebbero solo allungato il conflitto portandolo ad una escalation. Ma l'obiettivo dell'Occidente, o meglio degli USA, era ed è quello di una guerra nucleare contro la Russia? Chi, tra i vari esperti dell'MI6 e del Pentagono, poteva supporre che la strategia messa in atto avrebbe obbligato Putin a tornare a casa con la coda in mezzo alle gambe? Le sanzioni mortificano solo l’economia europea e risparmiano quella russa, a quanto pare.
Se vogliamo essere sinceri fino in fondo, hanno risparmiato anche gli affari a stelle e strisce, dei generosi Stati Uniti.

Questo fallimento di strategia, sul quale si continua a insistere, nasce da un concetto molto semplice: l’arroganza. Per l’Occidente esiste solo la nostra parte di mondo e il resto sono nemici o terre da depredare. Ma non è così. Non siamo gli unici acquirenti possibili degli idrocarburi russi e di tutte le altre materie prime che non possediamo. L’altra parte di mondo si è stancata d’essere sudditi di Washington. E’ la loro grande occasione. Adesso, i nostri premier vanno nelle loro capitali con il cappello in mano per sostituire le forniture di gas russo. Qualcuno è più arrogante degli arroganti: vuole “imporre” persino il prezzo d’acquisto.

Sul fronte della guerra guerreggiata, anche un semplice fruttivendolo analfabeta poteva dare la risposta: l’ipotesi di una resa del Cremlino è fantascienza, ma l’arroganza anglosassone pare abbia contagiato tutti, anche se con diverse sfumature. I russi non si arrenderanno mai e l'unica via è, a questo punto, un negoziato che confermi lo status quo e faccia entrare la parte ancora libera dell'Ucraina nella NATO. Fine dei discorsi con buona pace di tutti. Ma di pace non parla più nessuno.

Mentre si vive in questo stato che definirei L'ATTESA, in balia di personaggi di basso profilo, certamente non paragonabili a una Thatcher, a un Reagan, a una Merkel, che decidono le sorti del mondo, un fatto è certo: per non aver voluto affrontare diplomaticamente la questione del Donbass, che avrebbe sottratto all'America il suo progetto economico e d'influenza strategica, tutti noi dovremo vivere una crisi spaventosa. Anche senza atomiche che esplodono sul tetto delle nostre case, i morti ci saranno lo stesso. Di fame.

Mi aggrappo all’idea che la saggezza del popolo possa evitare la catastrofe, che ci sia un movimento popolare grande e determinato che fermi l’avanzata verso guerra certa anche con il nostro coinvolgimento. Lei ed io non contiamo nulla, non andiamo in Germania a fare gli spiritosi al G7, ma possiamo fare la nostra piccola parte per convincere, per premere sulla politica. Ecco la ragione di questa mia lettera con preghiera di pubblicazione. Nessuno parla più di pace. Sia la gente comune a chiederla, a imporla.

Massimo CarpegnaBuongiorno Direttore,
mi rivolgo a lei in un momento delicato, che mi procura ansia e un fondato timore per la parte della mia famiglia in Italia e per quella in Ucraina. Potrebbe essere un fatto meramente personale, ma credo che quanto sto per scriverle possa interessare tutti.
Come le dicevo, i parenti di mia moglie si trovano a Lugansk e a Leopoli. Ieri sera abbiamo sentito quelli di Leopoli, che ci hanno comunicato la loro volontà di organizzare la fuga verso la Polonia. Paventano il pericolo che Putin sia giunto alla conclusione che con il continuo arrivo di armi e uomini dall'Occidente - truppe speciali non riconosciute ufficialmente e che appartengono alla milizia internazionale - non gli sia possibile vincere la guerra.

L'obiettivo del Cremlino è l'intera Ucraina, perchè se rimanesse anche solo una parte non occupata dall'Armata Russa, la guerra non finirebbe mai e la NATO continuerebbe a sostenere questa parte con soldati e mezzi.

Il ragionamento ha una sua validità, non è del tutto campato in aria. Putin si appresta quindi, secondo loro, a muoversi da sud est, dal Donbass verso Kiev con l'aiuto della Bielorussia da nord, per chiudere la Capitale tra due fuochi. Prevedono l'esplosione di una atomica tattica tra Leopoli e la Polonia, per evitare che la NATO entri in soccorso di Kiev. Secondo loro tutto ciò avverrà prima di agosto.

Io non lo so... ogni cosa mi pare assurda. Non avevo alcun dubbio che le armi avrebbero solo allungato il conflitto portandolo ad una escalation. Ma l'obiettivo dell'Occidente, o meglio degli USA, era ed è quello di una guerra nucleare contro la Russia? Chi, tra i vari esperti dell'MI6 e del Pentagono, poteva supporre che la strategia messa in atto avrebbe obbligato Putin a tornare a casa con la coda in mezzo alle gambe? Le sanzioni mortificano solo l’economia europea e risparmiano quella russa, a quanto pare.
Se vogliamo essere sinceri fino in fondo, hanno risparmiato anche gli affari a stelle e strisce, dei generosi Stati Uniti.

Questo fallimento di strategia, sul quale si continua a insistere, nasce da un concetto molto semplice: l’arroganza. Per l’Occidente esiste solo la nostra parte di mondo e il resto sono nemici o terre da depredare. Ma non è così. Non siamo gli unici acquirenti possibili degli idrocarburi russi e di tutte le altre materie prime che non possediamo. L’altra parte di mondo si è stancata d’essere sudditi di Washington. E’ la loro grande occasione. Adesso, i nostri premier vanno nelle loro capitali con il cappello in mano per sostituire le forniture di gas russo. Qualcuno è più arrogante degli arroganti: vuole “imporre” persino il prezzo d’acquisto.

Sul fronte della guerra guerreggiata, anche un semplice fruttivendolo analfabeta poteva dare la risposta: l’ipotesi di una resa del Cremlino è fantascienza, ma l’arroganza anglosassone pare abbia contagiato tutti, anche se con diverse sfumature. I russi non si arrenderanno mai e l'unica via è, a questo punto, un negoziato che confermi lo status quo e faccia entrare la parte ancora libera dell'Ucraina nella NATO. Fine dei discorsi con buona pace di tutti. Ma di pace non parla più nessuno.

Mentre si vive in questo stato che definirei L'ATTESA, in balia di personaggi di basso profilo, certamente non paragonabili a una Thatcher, a un Reagan, a una Merkel, che decidono le sorti del mondo, un fatto è certo: per non aver voluto affrontare diplomaticamente la questione del Donbass, che avrebbe sottratto all'America il suo progetto economico e d'influenza strategica, tutti noi dovremo vivere una crisi spaventosa. Anche senza atomiche che esplodono sul tetto delle nostre case, i morti ci saranno lo stesso. Di fame.

Mi aggrappo all’idea che la saggezza del popolo possa evitare la catastrofe, che ci sia un movimento popolare grande e determinato che fermi l’avanzata verso guerra certa anche con il nostro coinvolgimento. Lei ed io non contiamo nulla, non andiamo in Germania a fare gli spiritosi al G7, ma possiamo fare la nostra piccola parte per convincere, per premere sulla politica. Ecco la ragione di questa mia lettera con preghiera di pubblicazione. Nessuno parla più di pace. Sia la gente comune a chiederla, a imporla.

Massimo Carpegna



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