Il premier spagnolo Pedro Sánchez si è dimesso, ponendo fine alla legislatura e convocando nuove elezioni generali. La decisione, che porta il Paese alle urne con largo anticipo, è arrivata dopo una pesante sconfitta parlamentare che ha certificato la fine della sua fragile maggioranza di governo.
Lo strappo decisivo
A provocare la caduta dell'esecutivo è stata la bocciatura di due decreti legge cruciali sull'emergenza abitativa. I provvedimenti miravano a introdurre misure severe per calmierare i prezzi degli affitti e bloccare gli sfratti delle famiglie vulnerabili.
La maggioranza è andata in frantumi a causa del voto contrario degli indipendentisti catalani di Junts, che si sono uniti alle opposizioni di centro-destra (Partito Popolare) e destra (Vox), affossando i testi della coalizione progressista.
La strategia di Sánchez
Dietro le dimissioni immediate si cela una precisa scommessa politica. Sánchez punta a trasformare la crisi in un'opportunità elettorale, cavalcando l'ondata di indignazione popolare e le massicce proteste di piazza che stanno attraversando la Spagna a causa del caro affitti.
L'obiettivo del leader socialista è chiedere una maggioranza più netta e progressista, isolando Junts e mettendo i rivali di destra di fronte alla responsabilità di aver bloccato le tutele sociali sulla casa. Nel frattempo, il governo rimarrà in carica per il disbrigo degli affari correnti.
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