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Venezuela: oro e sangue (prima parte)

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La scia di sangue lasciata dall’estrazione illegale dell’oro perchè in Venezuela il mercato nero è l'unico mercato esistente


Venezuela: oro e sangue (prima parte)

Il 3 luglio 2019, il parlamentare Leandro Dominguez ha denunciato che nei municipi Libertador, Bejuma e Miranda dello Stato Carabobo si sta estraendo dell’oro senza alcun controllo. Secondo il Dominguez, lo sfruttamento irregolare dell’oro è stato favoreggiato dalla creazione di un’entità denominata Corporacion Oro, i cui lavori sono stati approvati personalmente da Maduro su richiesta del governatore della Regione, Rafael Lacava .

Le parole del deputato aprono un dibattito che è rimasto archiviato negli ultimi anni. Lo sfruttamento e traffico illecito dell’oro fanno parte della quotidianità di uno Stato in cui il mercato nero – nel senso ampio della parola – è rimasto l’unico mercato esistente e, ovviamente, l’unica fonte di reddito per la popolazione. Il termine mercato nero non deve però confonderci, dato che il suo carattere illecito non impedisce l’intervento dello Stato attraverso la creazione di entità e corporazioni che fungono da copertura per gli affari illeciti che monopolizzano la quasi totalità della produzione aurea oppure attraverso le azioni indirette che consistono nelle concessioni, nel favoreggiamento e, persino, nella rimozione di ostacoli materiali e umani che impediscano il pieno sfruttamento delle miniere d’oro.

Secondo un dossier di The Global Initiative  sul Crimine Organizzato e la Minieria Illegale in America Latina, soltanto il 10-20% dell’oro prodotto nel Venezuela è legale, il resto è tutto nelle mani del crimine organizzato che esercita il controllo sulla porzione della Foresta amazzonica che corrisponde al Paese. Così, l’oro venezuelano è diventato uno dei primi strumenti utilizzati  da Maduro per mitigare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e l’Unione Europea ai danni dei  casi di corruzione che si sono verificati da parte di funzionari dello Stato venezuelano, i quali si sono poi arricchiti con i fondi pubblici di un Paese trascinato verso il baratro. Questo business ha preso più forza a partire dal 2018, quando la Banca Centrale del Venezuela ha venuto circa 73 tonnellate di oro delle quali ha registrato soltanto un ottava parte, ossia, 8,64 tonnellate che sono state registrate come produzione interna fino a maggio 2018 .

Il traffico illecito di oro è diventato un motore della criminalità organizzata in Paesi tradizionalmente legati al narcotraffico. Sia il rialzo nel prezzo dell’oro, sia la guerra contro le droghe da parte degli Stati Uniti e l’arretramento di una cultura di estrazione artigianale, sono stati i principali fattori che hanno reso attraente il commercio illegale dell’oro. In termini generali, in Paesi come la Colombia e il Perù, l’attività miniera illegale è diventata molto proficua. Lo è diventata di più però nel Venezuela, dove lo sfruttamento della manodopera si vede favoreggiato dal riduzione del costo del lavoro per causa della crisi  economica che ha devastato il Paese sin dal 2015. In altre parole, nel caso venezuelano accade una particolarità che rende più proficuo e sicuro il commercio illecito dell’oro, e cioè, l’assenza dello Stato in certe zone e la povertà dilagante che le rende dei serbatoi di sfruttamento, maltrattamenti e violenza nei confronti della manodopera.

La domanda da porsi è, come e perché sono state esportate dal Venezuela 73 tonnellate di oro? Da dove proveniva? A quali destinazioni? Chi sono stati gli acquirenti? In un’inchiesta realizzata dal blog runrun.es del giornalista Nelson Bocaranda Sardi, si fa luce su quella che potremmo definire la rotta dell’oro venezuelano. Secondo i dati ottenuti da Flightradar24.com,  i voli che trasportavano l’oro sono stati eseguiti da aerei privati, da una parte, e dalla compagnia aerea Turkish Airlines che vanta una rotta diretta da Caracas a Istanbul sin dal 2016.

Per quanto riguarda la provenienza dell’oro, non si sa se quest’ultimo è stato  prelevato dalle riserve della Banca Centrale oppure provenga dalla produzione illegale del cosiddetto Arco Minero dell’Orinoco, dietro alla quale c’è una fitta rete di sfruttamento sostenuto da parte della criminalità organizzata che padroneggia il Sudest del Venezuela.

Lo  stesso regime venezuelano ha riconosciuto una crescente e incontrastata attività miniera illegale dietro alla quale ci sono decine di massacri che si perpetrano ogni anno per assicurare l’esportazione del cosiddetto Oro de Sangre, il quale viene estratto da piccoli minieri locali, successivamente, acquistato dalle mafie secondo lo stesso vicepresidente El-Aissami.

Dopo un  calo del 56% delle riserve auree durante gli ultimi anni di crisi, nel 2018 il Venezuela ha registrato un leggero aumento di queste ultime di almeno il 10%. Si ritiene che buona parte dell’oro esportato dal Venezuela provenga dall’estrazione illegale nel Sudovest venezuelano – come abbiamo menzionato in precedenza – e, ad indicarlo è stato  lo stesso Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti  secondo il quale, il Regime venezuelano sfrutta le miniere di oro senza alcuna tutela per l’ambiente. Secondo il Segretario assistente di questo ente, Marshall Billingslea, il traffico illegale di oro servirebbe per finanziare una fitta  rete di corruzione che mantiene in piedi lo stesso Maduro:

“Dopo aver sacheggiato nella sua totalità la statale petrolifera PDVSA S.A., nella quale non resta più nulla da rubare, abbiamo notato un spostamento dell’attenzione di Maduro verso l’oro, la loro nuova risorsa(…)ci stiamo avvicinando a una situazione simile a quella dei diamanti insanguinati in Africa. Dovremmo esprimere un maggiore sdegno per il danno che si sta recando all’ambiente e alle minoranze indigene”

La denuncia è stata assecondata dall’allora Segretario del Tesoro statunitense Steven Mnuchin, il quale ha ribadito – in occasione dell’Assemblea annua del Fondo Monetario Internazionale – come il commercio illegale dell’oro serva per riempire le casse del regime venezuelano senza che tali introiti vengano contabilizzati nelle casse dello Stato. Tutto sta ad indicare che, sebbene il traffico illegale dell’oro ha preso forza da alcuni anni nel Venezuela, è stato soltanto nel 2018 quando, grazie all’eccessiva quantità di tonnellate esportate all’estero, l’oro venezuelano ha chiamato l’attenzione dell’opinione pubblica.

A scatenare l’allarme dell’opinione pubblica sono gli eccidi che si sono verificati tra i militari e le mafie per il monopolio dell’estrazione illecita dell’oro. In tutti i casi, la peggior parte l’hanno sempre subita i piccoli minieri che, oltre alla violenza e lo sfruttamento inerenti al loro lavoro, si ritrovano spesso  nel bel mezzo di  una sparatoria. Alcuni casi sono già stati portati a istanze internazionali.

La violenza e la tensione intorno al dominio del commercio illecito dell’oro è andata in aumento a partire dal 2016, anno in cui i venezuelani vennero a conoscenza dell’eccidio  avvenuto nellla località di Tumeremo, nella quale la criminalità organizzata ha ucciso 4 minieri facendone scomparire altri 24, dei quali sono stati ritrovati soltanto 17 corpi senza vita secondo quanto riportato dall’allora Procuratrice generale Luisa Ortega Diaz. In mezzo allo stupore generale, Maduro aveva dichiarato che le indagini sarebbero state portate fino alle ultime conseguenze.

Un retroscena sconvolgente riguarda le dichiarazioni rilasciate il 5 marzo – nello stesso giorno dell’incidente – dal governatore dello Stato  Bolivar, Noguera Pietri, regione dove è situata la località  di  Tumeremo, il quale ha smentito la morte dei minieri artigianali sottolineando che c’era solo stato un “confronto tra bande armate” . Queste esternazioni obbedivano alla politicizzazione della vicenda che era stata denunciata dal Parlamentare Americo De Grazia, primo tra gli esponenti politici a denunciare l’accaduto. In seguito, l’incidente è diventato virale grazie anche all’impegno dei cittadini e, soprattutto, alle testimonianze dei familiari e conoscenti  dei minieri scomparsi.

Un altro  eccidio si è verificato nella località di Guasipati, durante un’incursione dell’esercito nella mina di Cicrapa – situata sempre nello Stato Bolivar – nella quale sono stati uccisi 18 minieri. Secondo il Governatore dello Stato Bolivar, i militari sono stati costretti a fare uso delle armi per rispondere a un’imboscata perpetrata dalla criminalità locale. In realtà, i fatti indicano una situazione ben diversa nella quale i militari  hanno fatto irruzione all’interno della mina nella quale i lavoratori dormivano, uccidendone almeno 11 con degli spari in testa. Dietro l’intervento dei militari, non sembra esserci alcuna motivazione legale dal momento il piccolo gruppo di minieri artigianali che lavoravano nella mina, avevano tramitato tutta la documentazione necessaria per far parte di quel contenitore che lo Stato ha denominato Arco Minero.

Questi due eccidi integrano la lista di almeno 30 massacri che si sono verificate nei diversi Municipi dello Stato Bolivar negli ultimi 12 anni
. Siamo di fronte a una delle regioni più violente del Paese che, nel 2017, ha rilevato un tasso di circa 113 omidici ogni 100.000 abitanti. All’interno di essa, si trova il Municipio più violento del Pese con un indice di 817 omicidi ogni 100.000 abitanti .

Né le promesse di  Maduro, né le reazioni dell’opinione pubblica con la conseguente mobilitazione della società civile hanno potuto fermare le violenze e il controllo della criminalità organizzata sull’oro venezuelano. Nel frattempo, la Procuratrice generale Luisa Ortega Diaz è stata destituita, le indagini sono state archiviate e l’impunità, il silenzio e l’omertà si sono imposti in tutti i casi. Nei massacri, sono caduti anche delle donne e dei minorenni che sono stati spinti a lavorare forzatamente nelle mine sia perché queste ultime rappresentano l’unica fonte di  reddito in località sottoposte a un’indice di povertà estrema, sia per la profonda crisi che colpisce l’economia dell’intero Paese.

Giunti a questo punto della nostra analisi, occorre domandarsi, al di là delle denunce esposte dal Dipartimento  del Tesoro statunitense e da esponenti politici dell’opposizione, quanto è forte il dominio della criminalità organizzata nelle località dove si estrae dell’oro? siamo di fronte a un caso nel quale il regime venezuelano è stato sconfitto dalle mafie? Oppure è lo Stato a guadagnarci di più? E in Bolivar, il governo ha perso il Monopolio della Forza, oppure è quest’ultimo a incentivare l’estrazione, il commercio e il traffico illecito dell’oro?

Estefano Tamburrini

 



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