Il procedimento iniziato a marzo del 2016, che vede alla sbarra 147 imputati (alcuni dei quali a giudizio con rito abbreviato scelto dopo la contestazione in itinere di nuovi capi di imputazione) imbocca cosi', dopo 166 udienze, la volata conclusiva fino alla sentenza prevista in estate.
Tra le varie tematiche affrontate nel corso della requisitoria questo il durissimo passaggio del pm Marco Mescolini, che punta il dito contro il mondo imprenditoriale, pure pesantemente danneggiato a sua volta dalle attivita' illecite del presunto sodalizio criminale: 'Se in Emilia la 'ndrangheta 'e' riuscita a fare quasi sempre quello che voleva' e' perche' 'qualcuno ne ha notato la convenienza. Perche' la frode fiscale o la falsa fattura fatta dalla 'ndrangheta e' piu' sicura di quella fatta da altri. Non c'e' minaccia, e' conveniente'. E ancora 'In questo processo voi non troverete in nessuno degli atti- scandisce il magistrato- che uno degli imputati accusati di far parte della 'ndrangheta abbia fatto il primo passo verso gli imprenditori. Non e' mai stato cosi' e lo dimostreremo carte alla mano anche per tutti quei delitti di cui gli imprenditori sono poi diventati vittime'. I titolari di aziende colpiti 'sono diventati degli epigoni perche'- spiega il pm della Dda di Bologna- inizialmente si rivolgono alla 'ndrangheta per avere quello che altrimenti non avrebbero potuto avere e vivono una luna di miele'. Ma questa, chiude Mescolini, 'e' destinata a finire perche' costoro (gli 'ndranghetisti, ndr) non si accontentano di avere dei soci, mai'.
Commentando la tesi sostenuta da molti imputati il pm aggiunge: 'Loro (i presunti appartenenti al sodalizio criminale, ndr) vogliono sostenere che l'inveduto sia solo loro. Anzi solo di Sarcone Gianluigi e di Pasquale Brescia' negando cioe' 'che c'era una crisi mondiale, che tra l'altro si e' cercato di spostare dal 2005 al 2010'. Insomma, si infervora Mescolini, 'vogliono sostenere seriamente che tutto cio' che e' avvenuto (nell'edilizia) e' stato contro alcuni imprenditori calabresi che sono a Reggio Emilia?'. Da qui parte anche l'affondo dell'accusa contro Scarpino: 'Chi e' venuto a sostenerlo in questo processo, lo ha fatto in modo a mio parere indecoroso e forse era proprio questo che si voleva: che qualcuno lo continuasse a fare'.
Mescolini elogia poi il sindaco Luca Vecchi, destinatario di una lettera firmata dall'imputato Pasquale Brescia, che tirava in ballo le parentele della moglie del primo cittadino Maria Sergio. 'Bastava che l'attuale sindaco di fronte alle minacce ricevute dicesse 'non generalizziamo' e saremmo stati a posto. Avrebbe iniziato a fare quello che alcuni testimoni hanno fatto in questo processo: sostenere una posizione insostenibile'. Per Mescolini infine 'c'e' solo un argomento forte: Sarcone Gianlugi e Pasquale Brescia hanno certamente voluto dal 2012, perche' scende in campo Nicolino Sarcone, cioe' il capo, schierarsi apertamente nella battaglia perche' si sono sentiti stretti le maglie addosso'. Cosi' 'cio' che prima veniva sostenuto attraverso soggetti piu' o meno vicini (alla 'ndrangheta, ndr) ora viene fatto direttamente'. Pero', conclude il pm, 'trovo che nessuno dei test indotti dalla difesa ha dato una minima sostenibilita' alla tesi della generalizzazione se non nella strumentalita' di questa tesi, come reazione a quanto stava avvenendo dal punto di vista istituzionale'.



