Parla all'aula consiliare che pullula di ex compagni di partito, molti dei quali l'anno seguita o accompagnata in consiglio Comunale. Come sindaci PCI, PDS, DS e PD (da Giuliano Barbolini a Mariangela Bastico fino a Giancarlo Muzzarelli, tutti in platea. Il momento e il luogo sono solenni. Il calendario segna 31 marzo 2026 e l'aula consiliare è la stessa che ottanta anni prima, il 3 marzo 1946, segnò anche a Modena il primo voto per l'elezione del primo consiglio comunale e il primo voto concesso anche alle donne,
'Negli anni Settanta e Ottanta la nostra provincia aveva in proporzione ai propri abitanti più migranti di Torino e vincente fu l’inclusione di questi lavoratori e lavoratrici che arrivarono prevalentemente da tante regioni del Sud. Ci furono difficoltà culturali e sociali' - afferma Rinaldi.
Il salto, nel ricordo di Alfonsina Rinaldi, avviene nel 1988, quando Modena si trova davanti a un nuovo fenomeno migratorio: 'Arrivarono i primi migranti di colore e si accamparono con i loro bambini sotto le pensiline delle tribune del parco Novi Sad… faceva freddo perché era ottobre. La risposta fu immediata del Comune di Modena per dargli un alloggio immediato attraverso la ristrutturazione di una vecchia scuola'. E soprattutto grazie a una mobilitazione collettiva: 'All’appello del Comune si associarono la Curia, i tre sindacati confederali, le associazioni economiche, le associazioni culturali e il mondo del volontariato. 'Il messaggio finale fu chiaro: questa è anche la vostra casa.'
Rinaldi ha ricordato il ruolo delle donne modenesi: 'Hanno lottato contro il nazifascismo e per l’affermazione della democrazia e ancora oggi sono impegnate nella vita sociale, economica e culturale della nostra comunità'.
Un riconoscimento del ruolo arrivato, anche se sembra difficile da credere agli occhi di oggi, con il voto, concesso alle donne solamente 80 anni fa. Seguirono anni di grande fermento politico e sociale.
Il PCI in quegli anni ('70-'80) muoveva folle oceaniche. E a Modena aveva una delle sue roccaforti con rappresentanti nei ruoli apicali e di governo. Era il partitone in cui militava anche Alfonsina Rinaldi che nel febbraio 1976 fece parte della delegazione italiana, guidata dal segretario generale del PCI Enrico Berlinguer, invitata al XXV Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica a Mosca.
Nel 1970, a 23 anni, Alfonsina Rinaldi venne eletta in consiglio comunale. 'Il mio primo ordine del giorno fu a sostegno delle ragazze ricoverate dal gran caldo sul luogo di lavoro'. Sul tema Rinaldi ricorda anche le condizioni delle lavoratrici della ceramica: 'Segnavano un triste primato: una percentuale doppia di aborti causata dalla lavorazione.
Rinaldi rivendica per quegli anni il ruolo di Modena in quella che lei chiama una vera e propria rivoluzione nel campo dell'istruzione: 'È stata per me una rivoluzione culturale profonda quella che dai servizi per l’aiuto alle madri ha spostato l’accento sui diritti dell’infanzia, sul loro benessere e sulla loro formazione come atto responsabile di tutta la collettività.'
Rinaldi ricorda la costruzione dell’ospedale di Baggiovara: 'Il primo intervento progettato per un ospedale di quelle dimensioni in Emilia-Romagna, e la competenza e il rigore dei dirigenti pubblici fu essenziale per garantire il rispetto delle regole e impedire infiltrazioni mafiose. Non so quanto diffusa sia la consapevolezza di quanto questa città debba ai dirigenti e ai dipendenti pubblici.'. Poi la rivendicazione rispetto alle battaglie per i diritti delle donne e contro la violenza: 'Il primo centro dotato dal Consiglio Comunale del 1991 prevedeva che alle associazioni femminili fossero assegnati compiti specifici', ribadendo un principio che definisce “condiviso pienamente”: 'Se non è sì, è stupro.'
Gi.Ga.




