Così il consigliere regionale della Lega, il modenese Stefano Bargi, che oggi ha depositato un atto ispettivo nel quale chiede alla Regione “quali iniziative siano state intraprese per la riqualificazione geomorfologica e la mitigazione del rischio idraulico a valle della cassa di espansione del fiume Secchia”, se “si intenda nominare un Comitato Scientifico per la progettazione del ripristino integrale e strutturale del fiume Secchia, in modo da garantire una protezione dalle piene con TR200 (tempo di ritorno di 200, valore ritenuto corretto dalla Comunità scientifica internazionale)”, “cosa ne sia stato della proposta di paesaggio del fiume Secchia” e soprattutto – chiede il leghista - “sesiano stati reperiti i fondi, pari a 211 milioni, necessari a coprire i 105 interventi programmati” e, nel caso “se siano state bandite tutte le gare previste a tal fine”.
Il maltempo dei giorni scorsi e la piena del fiume Secchia - i cui livelli rimangono ben al di sopra della soglia precauzionale - hanno riproposto con forza il tema della sicurezza del nodo idraulico modenese.
Bargi ricorda come la Regione, ad un suo precedente atto ispettivo, avesse risposto “che gli interventi di messa in sicurezza fossero tarati per piene con TR 20 o 50 (Tempo di Ritorno), mentre rispetto alla difesa idraulica dei fiumi gli esperti (anche quelli coinvolti dopo il 2014 proprio per le valutazioni sul rischio idraulico del nodo modenese) convengono sulla necessità di opere di difesa per piene come minimo centenarie o meglio con TR 200”. Come dire: interventi assolutamente insufficienti rispetto alle reali necessità del territorio modenese, tant'è che Bargi sbotta: “Rivesto l'incarico di consigliere regionale da 8 anni e da 8 anni, ogni primavera, sento dire che ci sono piogge “straordinarie”. È evidente quanto segnalavamo allora, ovvero che se siamo di fronte ad un cambiamento climatico, come amano ricordarci ogni volta, non basta usarlo come scusa, ma bisogna anche agire per migliorare i livelli di sicurezza a favore di chi vive e opera nelle aree critiche del nostro territorio.




