Gesto simbolico certo, ma solo nella forma. Perché nel merito l’atto vuole essere, come dichiarato dal segretario di rifondazione comunista Modena Stefano Lugli “un atto di accusa politica contro la progressiva militarizzazione dell’università e i suoi legami con il sistema militare italiano e israeliano”.
Le accuse: NATO, riconoscimento facciale e collaborazioni israeliane
Nel mirino dei comunisti modenesi non c’è il profilo scientifico della docente, ma l’orientamento di alcune collaborazioni accademiche coordinate in passato dalla professoressa. In particolare, PRC contesta la direzione del progetto NATO BESAFE — un programma di ricerca sul riconoscimento facciale sviluppato con l’Università di Gerusalemme — giudicato “integrato nel sistema di sorveglianza israeliano, impiegato anche per il mantenimento delle colonie nei territori palestinesi occupati”.A questo si aggiungono, secondo il PRC, le partnership scientifiche promosse con università israeliane e la recente apertura di Unimore a un corso di filosofia per cadetti, iniziativa precedentemente respinta dall’Università di Bologna e ora approdata a Modena. “Una scelta che normalizza la presenza dell’apparato militare nei luoghi dell’istruzione”, dichiara la Befana comunista con tanto di scopa e sacco di carbone.
Aziende private, pubbliche e i “rapporti inaccettabili” con l’industria bellica
La protesta non si limita all’ateneo. PRC allarga il campo alle istituzioni locali e al trasporto pubblico modenese, chiamando in causa i Comuni soci di aMo e l’agenzia stessa per i rapporti con impresa italo-israeliana con sede a Modena attiva anche nel settore della difesa. “È inaccettabile che enti pubblici intrattengano relazioni con soggetti legati all’industria bellica di uno Stato responsabile di crimini contro l’umanità” - affermano.



