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Seta, doccia fredda per Tper. Corte dei Conti ai sindaci: 'Riprendete controllo pubblico'

Seta, doccia fredda per Tper. Corte dei Conti ai sindaci: 'Riprendete controllo pubblico'

Confermata la linea di Mezzetti e Zanca sul controllo pubblico di Seta, smentita la linea di Muzzarelli, Regione Emilia Romagna e Comune di Bologna


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Nuova svolta nella gestione delle partecipate a Modena. La stangata arriva ancora una volta dalla Corte dei Conti del presidente della sezione di Controllo Marcovalerio Pozzato che, con una delibera di due giorni fa, impone la necessità del controllo pubblico su Seta: una vera doccia fredda per Tper che oggi esprime l'ad di Seta Roat e una 'vittoria' dell'asse modenese Mezzetti-Zanca che aveva sostenuto le stessi tesi.

La Corte dei Conti infatti con deliberazione 163 del 18 dicembre risponde a cinque quesiti che erano stati posti del sindaco di Cavezzo e piazza due 'bombe' per la gestione del trasporto pubblico locale a Modena e in tutta la Regione. Col terzo pronunciamento (dopo quello inviato a Muzzarelli nel 2021 e quello di giugno recepito da Mezzetti) la Corte stavolta stabilisce chiaramente e senza fraintendimenti che Seta è una società a controllo pubblico nella quale, cioè, i Comuni soci, oltre alle Province di Modena e Reggio Emilia, hanno l'obbligo di guidare la società dal punto di vista operativo, gestionale e finanziario.
Poteri che fino ad oggi sono stati tutti lasciati nelle mani del socio di minoranza, la potente bolognese Tper.
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Tper infatti oggi esprime l'ad di Seta, Riccardo Roat, e ha la maggioranza nel cda Seta, con la stessa presidente Tper Giuseppina Gualtieri che siede nel cda.
La Corte parte da una apparente tautologia, cioè che per le società pubbliche è strategico il tema del controllo pubblico, controllo necessario 'anche nel caso di compagine maggioritaria pubblica frazionata, ossia quando la maggioranza del capitale sociale è ripartita tra più amministrazioni pubbliche' quindi in assenza di un patto di sindacato, tanto è vero che il Collegio scrive che 'una società a partecipazione pubblica maggioritaria è da considerarsi a controllo pubblico anche in assenza di formale coordinamento tra soci pubblici'.
E' interessante in questo contesto anche la risposta della Corte dei Conti al quarto quesito del Comune di Cavezzo che chiedeva quali sono gli obblighi del Comune nell'esercizio del controllo pubblico. Formalmente la Corte dichiara il quesito inammissibile per mantenere il suo profilo di terzietà, ma ricorda all'interrogante - e con esso a tutti gli altri soci - che sono 'tenuti al rispetto degli obblighi' evidenziati nella deliberazione 11/2019 della sezione riunite della Corte dei Conti che impone agli enti pubblici di attivarsi per esercitare il controllo sulle proprie partecipate.
Punto cardine dell'analisi della Corte è dunque l'articolo 2359 del Codice civile secondo il quale anche in mancanza di un patto parasociale o di un coordinamento tra gli enti, ciò non impedisce di qualificare Seta come società a controllo pubblico.
Insomma Seta non può più essere guidata dall'amministratore delegato del socio di minoranza Tper, un pronunciamento che rappresenta una vittoria netta dell'asse Mezzetti-Zanca. Il sindaco e l'assessore infatti sia nelle dichiarazioni pubbliche che negli atti formali (ad esempio nella famosa delibera sulle partecipate che dovrà tornare al voto lunedì dopo lo sgambetto del Pd), contrariamente al predecessore Muzzarelli, hanno sempre sostenuto la necessità di un controllo pubblico di Seta, adeguandosi a quanto sostenuto dalla Corte. Una posizione che aveva portato alle note frizioni tra piazza Grande e i vertici di Seta.Del resto, vista la chiarezza, è evidente che tale pronunciamento della Corte non potrà essere ignorato dai soci, cosa invece che avvenne nel 2021 quando la stessa Corte chiese al Comune di Modena, allora guidato dal sindaco Giancarlo Muzzarelli, di provvedere attivando il controllo pubblico. In quel caso per tutta risposta l'allora primo cittadino scrisse ai due soci principali di Tper, Regione Emilia Romagna e Comune di Bologna, per chiedere lumi sul controllo pubblico di Tper stessa.

In pochi giorni arrivarono in Comune a Modena due lettere, una della Regione Emilia Romagna a firma del dirigente Ferrecchi e una del sindaco Matteo Lepore.
Sia la Regione che il Comune di Bologna smentirono che Tper fosse a controllo pubblico poichè, a loro dire, la società aveva assunto obbligazioni sul mercato internazionale (la Borsa di Dublino) e quindi sarebbe stata - si leggeva nella risposta (foto sopra) - 'società a partecipazione pubblica, ma non a controllo pubblico'.
Una tesi radicalmente smentita con la deliberazione di oggi. Anche Tper, infatti, in base alle parole della Corte, è una società a controllo pubblico e nulla rileva il fatto che abbia delle obbligazioni all'estero.

Da evidenziare infine che questa bordata della Corte non potrà non avere un effetto sulla costruzione della futura società unica di trasporto regionale: Tper si è infatti posta sinora attraverso la presidente e ad Giuseppina Gualtieri in modo conflittuale nei confronti di Modena, come dimostra la lettera inviata il 17 ottobre da Tper spa (ed Herm srl), citata nella delibera (foto sopra) che andrà in votazione lunedì in Consiglio a Modena e che ribadisce che Seta non sarebbe a controllo pubblico.
L'effetto pratico della deliberazione della Corte di due giorni fa sarà quello di un confronto tra soci pubblici non più mediato dalla leadership di Tper, sulla quale fino ad oggi è gravato il sospetto di voler portare Seta e il trasporto pubblico modenese sotto il cappello di Bologna, senza investimenti concreti come più volte richiesto da Mezzetti e Zanca, si ricorderà famoso balletto sul piano industriale chiesto dal Comune di Modena e per diversi giorni negato.
Giuseppe Leonelli
Foto dell'autore

Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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