Una vicenda, quella relativa alla Cispadana per l'area nord ed il distretto biomedicale, speculare, purtroppo anche nei tempi della non realizzazione, a quella delle Bretella Campogalliano-Sassuolo, per il distretto della ceramica. Una opera attesa, promessa e disattesa da più di 20 anni dalla Regione Emilia-Romagna alla quale oggi le imprese danno un ultimatum. E, con la stessa raccolta firme, anche chiarezza su possibili ipotesi alternativa a quella che vedrebbe l'arteria autostradale.
'Non vogliamo aprire nessun dibattito su cause o responsabilità, vogliamo solo provare a metterci insieme e firmare un documento comune sulla viabilità che abbiamo abbozzato, che chieda in primis lo sblocco della Cispadana, essendo l'opera in stato più avanzato di progettazione, o in alternativa trovare altre soluzioni' - affermano i promotori del Biomedical Valley e della raccolta firma. 'Al contempo si chiede anche di progettare tangenziali sulla Statale 12, nell'asse di collegamento con Modena'
Domani occasione per avere una prima risposta a questo appello direttamente al presidente della Regione Stefano Bonaccini, ospite in apertura, nel pomeriggio, del Biomedical Valley, all'auditorium Rita Levi Montalcini
Le richieste alla Regione e al governo sostenute dalla raccolta firme
- Sollecitare l'avvio dei lavori dell'Autostrada Regionale Cispadana con l’apertura del primo cantiere entro un anno e la presentazione di un cronoprogramma pubblico dell’opera e, in caso contrario, attivarsi, di concerto con tutti i comuni interessati dal tracciato a trovare soluzioni alternative;
- progettare entro due anni un collegamento a scorrimento veloce tra il capoluogo Modena e il versante Nord della provincia, tramite la realizzazione di una strada a scorrimento veloce tra San Prospero e Modena parallelo all’asse della Statale 12, o tramite la realizzazione di tangenziali che escludano il traffico dai vari centri abitati,
potenziando l’asse Nord-Sud della provincia da 60 anni sofferente;
- sollecitare tutti gli enti interessati, aprendo un confronto sulle infrastrutture con le forze economiche e sociali del territorio, per evitare che le imprese delocalizzino all’estero e facciano perdere opportunità, posti di lavoro e competitività al



