Parole che sono passate stranamente in sordina in un momento storico nel quale il tema di genere (qualunque esso sia) è al centro della agenda politica del centrosinistra e non solo.
I profili social degli esponenti Dem rifioriscono di fotografie di panchine variopinte e di slogan a sostegno del Ddl Zan, si moltiplicano le iniziative per la parità di genere e non si contano i proclami a sostegno di quote rosa o fucsia che sia. Per non parlare di come il segretario Letta abbia inaugurato il suo mandato con la richiesta di inserire due donne come capigruppo alla Camera e al Senato.
Eppure, alla prova dei fatti, il Pd quando il ruolo conta, quando la parità di genere non è solo una bandierina di facciata da sventolare a favor di telecamere, dimostra di stare sempre e solo dalla parte dei maschi. Era successo alle primarie Pd a Modena sette anni fa, con Francesca Maletti marginalizzata dall'ingombrante machismo di Muzzarelli e ricapita oggi a Bologna con Isabella Conti che denuncia pubblicamente di essere messa all'angolo da un Pd misogino, che la attacca in quanto donna. Non è scesa nei dettagli la Conti, ma il tenore di questi attacchi è facilmente immaginabile. Le donne, si sa, anche in casa Pd (ovviamente a microfoni spenti) sono un po' uterine, volubili, vanesie, legate a quei periodi del mese... Se non peggio.
Una cosa va detta. E' vero che le donne in questione si sono sempre trovate a militare nella sponda ribelle del partito, ma anche questo fatto deve fare riflettere. Il cambiamento è donna e il Pd l'ultima cosa che vuole è cambiare, proprio come i 5 Stelle che infatti si sono affrettati ad appoggiare Lepore. Eppure, a onore del vero, il Pd è disposto a cambiare qualcosa: il colore della mascherina. E Lepore, ovviamente, ha scelto il rosa. Di che altro colore sennò.
Giuseppe Leonelli



