Il progetto presentato dalla Lio Energy Taurus srl per un colosso agrivoltaico da 40 ettari e 24 MW di potenza da realizzarsi nel Comune di Novi di Modena, per il quale la Regione ha deciso di non richiedere una valutazione di incidenza ambientale, è oggetto di un’interrogazione presentata alla Giunta dal consigliere Marco Mastacchi di Rete Civica. A mettere in allarme il consigliere non è solo la scala dell'opera, ma la sua collocazione in 'strettissima prossimità' della ZPS “Siepi e Canali di Resega-Foresto”, un’area della Rete Natura 2000 fondamentale per la conservazione dell'avifauna selvatica e il fatto che la Regione Emilia-Romagna abbia stabilito che non fosse necessaria la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA).'Il confine tra progresso e danno ambientale è in questo caso pericolosamente sottile. Nonostante la delicatezza del sito, con una nota del 3 ottobre 2025, il Settore Aree protette della Regione Emilia-Romagna ha stabilito che non fosse necessaria la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA). Si tratta di un bypass procedurale sorprendente, soprattutto perché avvenuto a soli due anni dall'adozione della DGR 1174/2023, una direttiva regionale nata proprio per rendere più rigorosi questi controlli. Il rischio è che un 'mare di vetro' frammenti i corridoi ecologici vitali per gli uccelli migratori senza un esame preventivo.
Risulta ancor meno comprensibile la scelta di escludere la VIncA per un impianto agrivoltaico di così ampia estensione, localizzato in immediata prossimità di una ZPS ad elevata sensibilità ecologica, quale la Siepi e Canali di Resega-Foresto' - scrive Mastacchi. 'La decisione regionale sembra ignorare i pilastri della Direttiva Habitat 92/43/CEE. Il cuore della norma è il principio di massima precauzione: l'obbligo di valutazione scatta automaticamente in presenza di un 'ragionevole dubbio' di impatto, che sono diversi e ragionevoli in questo caso. Le Linee guida nazionali sono categoriche: non è ammesso escludere progetti 'per tipologia'. Eppure, nel caso Taurus, l'autorità sembra aver operato una deroga che contrasta con l'obbligo di valutare gli impatti indiretti su siti esterni ma ecologicamente connessi. Ignorare le alterazioni del microclima e l'ombreggiamento su scala massiva significa rinunciare a quella trasparenza tecnico-scientifica che la stessa Regione aveva promesso di rafforzare nel luglio 2023. Ma il progetto Taurus non è un fungo isolato in un deserto, bensì parte di una proliferazione aggressiva. Nel territorio di Novi di Modena sono attualmente in itinere altri due 'maxi-impianti' da 64,3 MWp e 63,3 MW, entrambi sottoposti, a differenza di Taurus, a screening VIA ministeriale, evidenziando una disparità di trattamento che lascia perplessi. Mastacchi mette in guardia anche su quello che è il vero pericolo: l'impatto cumulativo.
Se ogni progetto viene valutato singolarmente, si perde di vista l'effetto sinergico che una simile concentrazione ha sulla matrice ambientale. Questa frammentazione delle valutazioni appare come un espediente per evitare i vincoli più stringenti che un unico distretto energetico da oltre 150 MW richiederebbe necessariamente. Il risultato? Una trasformazione radicale del paesaggio agrario che avviene a pezzi, eludendo una visione d'insieme'.'Oltre ai possibili danni agli ecosistemi locali, viene messa in dubbio la solidità finanziaria della società proponente, giudicata insufficiente a garantire le future operazioni di bonifica e monitoraggio. La Lio Energy Taurus srl si presenta infatti con un capitale sociale di soli 2.500 euro. Questa fragilità finanziaria non è un dettaglio burocratico: mette a rischio la manutenzione, le misure di mitigazione e, soprattutto, la futura dismissione dell'impianto. Senza garanzie solide, chi pagherà per smantellare ettari di pannelli tra vent'anni se la società dovesse svanire? La Giunta è chiamata dal consigliere a chiarire i non pochi punti oscuri di questa vicenda' - chiude Mastacchi.