Progetto che segna la fine di quello che doveva, e avrebbe potuto essere, il progetto di un grande ospedale baricentrico per l'area nord. Fine perché il nuovo ospedale di Carpi da 100 milioni (di cui solo 57 garantiti dalla Regione, mentre sugli altri pesa l'incognita degli investimenti privati nella logica del cosiddetto project financing, è baricentrico a Carpi non a Mirandola e tantomeno all'area nord, di cui Mirandola è il reale centro geografico e territoriale.
Non a caso i distretti sanitari fino ad oggi erano due: distretto di Carpi e distretto di Mirandola. Fino ad oggi, perché nella programmazione Ausl Carpi e Mirandola sono compresi in un unico distretto nord. Ma anziché considerare come centro Mirandola, come baricentro dell'area nord è stato scelto Carpi. Una scelta politica che preoccupa i cittadini, soprattutto quelli che all'interno del Comitato hanno ancora sullo scaffale di casa il progetto di un grande ospedale dell'area nord a Mirandola pubblicato in un volume dell'inizio degli anni '90 firmato dall'allora assessore regionale alla sanità Giuliano Barbolini (poi sindaco PD di Modena), e dall'allora assessore e vicepresidente della provincia con delega alla programmazione sanitaria Giancarlo Muzzarelli (poi sindaco PD di Modena e attuale presidente della Commissione regionale sanità). Corsi e ricorsi della storia e della politica monocolore sfociati oggi nella soluzione, teorica ed in parte già prassi, dell'integrazione delle funzioni dei due ospedali. Superando a suon di decreti e inglesismi con cui classificare gli ospedali, quel Pal che quindici anni fa declassò l'ospedale di Mirandola rispetto a quello di Carpi.
Il timore, dicevamo, è che al di là dei piani proposti e presentati dai sempre nuovi direttori generali Ausl, pronti spesso a smentire indirettamente l'operato di chi li ha preceduti, la linea questa volta sia definitivamente tracciata.
Gli interventi dei cittadini
Nel corso della serata numerosi cittadini hanno preso la parola per esprimere preoccupazioni e porre domande dirette alla direzione dell’Ausl di Modena. Al centro degli interventi sono emersi quattro temi ricorrenti: tempi d’attesa, funzionamento del Pronto Soccorso, viabilità tra Mirandola e Carpi e ruolo futuro dei due ospedali nel nuovo assetto dell’Area Nord.Una cittadina, paziente oncologica, ha denunciato l’impossibilità di ottenere nei tempi previsti le visite dermatologiche di controllo, con attese che arrivano a 10–12 mesi. Situazione analoga per la figlia, anch’essa operata per melanoma. La stessa ha chiesto chiarimenti sul possibile ampliamento delle competenze dei medici di medicina generale in ambito specialistico.Un’ex infermiera ha chiesto invece di chiarire cosa significhi, nella pratica, definire Mirandola
Il consigliere comunale Giorgio Siena ha criticato la scelta di mantenere due strutture distinte, sostenendo che un ospedale unico e baricentrico sarebbe stata la soluzione più lungimirante. Ha attribuito alla politica locale la responsabilità di una decisione mancata dodici anni fa, che a suo avviso rischia di penalizzare il territorio per decenni.Molto duro l’intervento di un medico di famiglia mirandolese in pensione, che ha richiamato l’attenzione sulla fragilità della viabilità tra Mirandola e Carpi, in particolare sul ponte di Montemurlo, spesso chiuso per le piene del Secchia. Ha inoltre denunciato la carenza di personale al Pronto Soccorso di Mirandola, chiedendo conferma del fatto che di notte il servizio sarebbe garantito da un solo medico e un solo infermiere. Ha raccontato anche il caso della figlia, rimasta 48 ore su una barella per mancanza di posti letto, e ha segnalato problemi di sicurezza all’ingresso del PS in assenza della guardia giurata nelle ore pomeridiane.
Infine, un cittadino ha osservato che, ascoltando i primari, l’ospedale di Mirandola appare già oggi efficiente e ben funzionante, e ha chiesto quali cambiamenti concreti comporterà il nuovo ospedale di Carpi sui percorsi clinici e sull’equilibrio tra le due strutture. Ha espresso timore che, in un contesto di risorse limitate, l’ospedale considerato “principale” finisca per assorbire la maggior parte degli investimenti.
Altini ci mette la faccia: le risposte
Il direttore generale dell’Ausl, Mattia Altini, ha risposto alle preoccupazioni sul futuro degli ospedali di Carpi e Mirandola, spiegando che il lavoro in corso rientra in una riorganizzazione provinciale più ampia. L’obiettivo è valorizzare le eccellenze dei singoli presidi e costruire un documento di programmazione equivalente al PAL, senza replicare modelli del passato ormai superati.Altini ha sottolineato che la sanità è cambiata: molte attività prima svolte in ricovero oggi sono ambulatoriali, e la qualità non si misura più dai posti letto ma dalla capacità di rispondere ai bisogni. Per questo serve una rete di prossimità capace di gestire sia le urgenze minori sia la specialistica di base, evitando duplicazioni e sprechi.
Le 28 Case di Comunità non rappresentano un’aggiunta, ma una trasformazione necessaria: ciò che oggi è ospedaliero, domani dovrà essere gestito vicino al cittadino. In quest’ottica, Carpi e Mirandola devono funzionare come un unico ospedale su due sedi, con attività distribuite secondo criteri clinici e di sicurezza. Alcune prestazioni possono essere svolte in entrambi i punti, altre devono essere concentrate per garantire qualità, come nel caso dei tumori rari.
Sulle liste d’attesa, Altini ha ribadito che non basta aumentare l’offerta: occorre migliorare l’appropriatezza delle prescrizioni, evitando esami inutili che intasano il sistema. Ha inoltre assicurato verifiche sul caso segnalato al Pronto Soccorso di Mirandola, pur ricordando che un singolo episodio non rappresenta l’intero servizio.
In conclusione, il Direttore Generale Ausl ha affermato che “modernità significa integrare, non dividere”: l’integrazione tra i due presidi dell’Area Nord è un elemento centrale della strategia provinciale, che terrà conto sia delle esigenze cliniche sia delle richieste dei cittadini.

