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Aimag scopre di avere conti positivi: il baratro per spalancare le porte ad Hera non esisteva

Aimag scopre di avere conti positivi: il baratro per spalancare le porte ad Hera non esisteva

O Hera o il baratro. Una narrazione che oggi viene smentita dallo stesso CdA. Forse è per questo che deve essere cacciato malamente dalla politica?


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Aimag, sorpresa: il piano industriale al 2028, presentato da Paola Ruggiero, è molto positivo. E delinea un'azienda in piena salute e pronta alle sfide che l'aspettano. Contraddicendo anni di narrazioni opposte della politica.


Previsti oltre 270 milioni di investimenti. La metà riguarda l’idrico, con più di 130 milioni destinati a rinnovo delle reti, riduzione delle perdite, resilienza del sistema e recupero delle acque. Sinergas viene confermata come asset centrale del gruppo, vera cassaforte: margini solidi, sviluppo commerciale, nessuna ipotesi di dismissione. Ben coperto il fronte rifiuti: revamping degli impianti, messa a regime delle piattaforme, gestione consapevole dei costi crescenti in un contesto in cui le discariche vanno verso l’esaurimento. Fotovoltaico, autoconsumo e comunità energetiche entrano come linee operative, non come slogan. Programmazione di lungo termine, in piena coerenza con le analisi fatte su queste colonne.


Il quadro finanziario è coerente con questo impianto. L’EBITDA cresce progressivamente fino a circa 92 milioni. La Posizione Finanziaria Netta aumenta perché si investe, ma il rapporto PFN su EBITDA si mantiene intorno a 2,4. Un valore pienamente compatibile con una multiutility. Non il profilo di un’azienda fragile. Né tantomeno di un’azienda da salvare in extremis.


Ma se i conti tengono, se il piano regge, perché tutta questa pressione politica per azzerare il CdA con modalità punitive e delegittimazione pubblica?

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La risposta ovviamente non sta nei numeri.


Questa vicenda non nasce oggi. Va avanti da quindici anni: dal primo ingresso di Hera in Aimag con il 25 per cento del capitale. Da allora i tentativi di completare la cessione si sono ripetuti più volte. Ogni volta con una motivazione diversa. L’ultimo tentativo è stato il più esplicito: i sindaci - in testa Riccardo Righi - hanno chiesto al CdA di avviare l'interlocuzione con Hera. In assenza di un mandato elettorale e senza un dibattito pubblico e consiliare preventivo.


In quel contesto il CdA non doveva più governare un’azienda, ma accompagnare un esito già scritto. Il piano non doveva dimostrare solidità, ma necessita. O Hera o il baratro. Una narrazione che oggi viene smentita dallo stesso CdA. Forse è per questo che deve essere cacciato malamente dalla politica? 


C'è poi il tabù assoluto: le gare. Se i comuni avessero fatto un bando per la scelta di un partner industriale - pur nel mantenimento del controllo pubblico - la Corte dei conti non avrebbe avuto nulla da eccepire. 

Ma la politica locale evidentemente teme le gare. A Modena, sull’illuminazione pubblica, s'era tentato l'affidamento diretto.

Ma il Tar l'ha cassato. E così Hera perde, Edison vince. Ma il servizio continua, i costi scendono, le strade non sono più buie di prima, il cielo resta al suo posto. Si può fare.


Oggi la Ruggiero esce di scena lasciando un piano che certifica la tenuta dell’azienda. È questo il dato. Doveva restare col cerino in mano: invece ha acceso un faro sulla pochezza della politica.

Eli Gold

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Dietro allo pseudonimo 'Eli Gold' un noto personaggio modenese che racconterà una Modena senza filtri. La responsabilità di quanto pubblicato da 'Eli' ricade solo sul direttore della tes...   

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