Poi c’è il sindaco di Mirandola, la leghista Letizia Budri. La sensazione è che abbia più subito che promosso il piano. A inizio mandato può aver ricevuto pressioni indirette – posti di lavoro che traballano a Mirandola, commesse che scivolano fuori dalla bassa, la sede legale da spostare nella più mansueta Carpi. Ipotesi anche queste, null’altro. Fatto sta che ha portato avanti un progetto che non era nel suo programma elettorale e senza l’appoggio del suo partito negli altri comuni. Una scelta più amministrativa e personale che politica. Contro la quale anche Fratelli d’Italia, a parte i singoli di Mirandola, ha fatto opposizione coerente. Cavezzo con il sindaco Stefano Venturini, ha addirittura bocciato gli atti.
Poi ci sono i numeri, quelli usati come grimaldello. La crisi si è raccontata come crisi di bilancio, crisi finanziaria, crisi con le banche, gare alle porte. Ma la verità tecnica è un’altra. E va valutata nei 15/20/30 anni, non nell’immediato. E tocca un po’ tutti i settori: gas, idrico, rifiuti.
Il gas è la vera cassaforte di Aimag. Sinergas ha margini solidi, l’acquisto di Soenergy ha allargato il campo. Ma il paradosso è evidente: i Comuni, dopo la Madia, devono dismettere partecipazioni marginali, ma possono fare utili vendendo gas fuori da loro territorio. All’inverso, Hera offre il gas nel territorio di Aimag, non crediamo al rialzo. Tutto ciò è nello spirito del libero mercato e della concorrenza, ci mancherebbe. Ma cosa c’è di politico e di pubblico?
Sul settore idrico, invece, i cittadini più attenti avranno visto negli ultimi tempi un’escalation di guasti, rotture, interi quartieri e mezze cittadine bloccati per ore. La rete è vecchia – a parte i tratti rinnovati dove c’era amianto nell’acqua e con i fondi del PNRR. Le torri piezometriche, nate con la rete e calmieranti, sono state eliminate dopo il terremoto.
Anche sui rifiuti serviranno forti scelte e investimenti: le discariche vanno verso l’esaurimento, i costi di smaltimento saliranno. Il piano industriale evidenzia che Aimag non avrà soluzioni sufficienti, senza Hera. Forse, con Hera a decidere, si potrà far passare come inevitabile la costruzione di un nuovo inceneritore – l’attuale ha ancora 10/15 anni di vita residua.
Tutti elementi che pesano più dei numeri. Ma che non sono mai entrati davvero nella discussione. Si è preferito parlare di utili, perdite, percentuali, gare. Di oggi e non di domani. Perché?
Eli Gold

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