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Montagna, stop temporaneo al decreto: Governo e Regioni aprono il confronto sulla riclassificazione dei Comuni montani

Montagna, stop temporaneo al decreto: Governo e Regioni aprono il confronto sulla riclassificazione dei Comuni montani

Nella seduta odierna della Conferenza Unificata, il Governo ha deciso di rinviare l’esame del decreto accogliendo la richiesta delle regioni e degli enti locali


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La riclassificazione dei Comuni montani si ferma per ora. Nella seduta odierna della Conferenza Unificata, il Governo ha deciso di rinviare l’esame del decreto che avrebbe ridisegnato i criteri di classificazione, accogliendo la richiesta di Regioni ed enti locali di aprire un confronto istituzionale. Una sospensione che, seppur temporanea, segna un primo risultato politico e apre la strada a un dialogo più approfondito.

La disponibilità del ministro Calderoli

Dal canto suo, il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, ha ribadito la propria apertura al dialogo:
“Non sono innamorato di nessun criterio e resto ben disponibile al confronto, senza preclusioni. I parametri proposti rispecchiano il lavoro di sei esperti indicati dagli enti territoriali, ma sono pronto a valutare ulteriori emendamenti e soluzioni di gradualità”.
Calderoli ha ricordato che l’obiettivo condiviso è arrivare a un’intesa che eviti il rischio di perdere le risorse del Fosmit, il fondo destinato alla montagna. Tra le aperture del ministro, l’accoglimento della proposta delle Regioni sui “cluster di interclusi” e la possibilità di includere quei Comuni che, pur sfiorando le soglie previste, restano esclusi per pochi punti.
Il ministro ha inoltre richiamato la necessità di “rispettare la vera montagna”, sottolineando come nell’attuale elenco figurino realtà che nulla hanno
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a che vedere con le terre alte, citando i casi di Roma e Bologna, con altimetrie medie di 67 e 82 metri.


La posizione della Regione Emilia-Romagna

L’assessore regionale alla Montagna, Davide Baruffi, ha salutato con favore la decisione del rinvio:
“Il Governo ha preso atto dell’impossibilità a procedere e, come Regione, consideriamo con favore la volontà del ministro Calderoli di incontrare le Regioni lunedì prossimo. In quell’occasione avremo modo di rappresentare tutte le criticità che la proposta avanzata determina per l’Appennino”.
Il provvedimento, infatti, avrebbe avuto un impatto pesante sul territorio emiliano-romagnolo: oltre il 41% degli attuali Comuni montani sarebbe stato escluso dalla classificazione, con una riduzione da 121 a 71. Una prospettiva che, secondo Baruffi, rischia di penalizzare la dorsale appenninica e le comunità locali.
Pur riconoscendo il valore del rinvio, l’assessore ha sottolineato che “nel merito le distanze restano significative”, lasciando intendere che la partita è tutt’altro che chiusa.


Verso una intesa

Al termine della seduta, i rappresentanti degli enti territoriali hanno ringraziato Calderoli per la disponibilità a un ulteriore confronto. L’impegno condiviso è quello di presentare proposte concrete e costruttive già nel prossimo incontro, previsto per lunedì, con l’obiettivo di giungere a una soluzione che rispecchi i principi di riconoscimento e promozione delle
zone montane sanciti dalla Costituzione e dalla legge 131/2025.
Il rinvio del decreto segna dunque una pausa significativa: da un lato, le Regioni rivendicano la tutela delle comunità appenniniche e alpine; dall’altro, il Governo insiste sulla necessità di criteri più rigorosi e aderenti alla realtà geografica. La sfida sarà trovare un equilibrio che garantisca risorse e riconoscimento alle vere aree montane, senza lasciare indietro territori che vivono quotidianamente le difficoltà della vita in altura.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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