Ma dal punto di vista formale ora cosa accadrà? Formalmente la Fondazione di Modena è un ente di diritto privato, nonostante i suoi vertici siano nominati in gran parte dal pubblico, e quindi alcuni passaggi hanno un certo livello di discrezionalità, ma stando allo Statuto il percorso appare delineato.
Entro il 31 marzo, come ogni anno, la Fondazione di Modena deve redigere il bilancio di esercizio. Tuttavia, in questa circostanza, il presidente Matteo Tiezzi e il direttore Luigi Benedetti sono chiamati a ricostruire, da un punto di vista contabile e in modo puntuale, la maxi truffa di quasi due milioni di euro entro tale scadenza. Alla luce di quanto previsto dall’art. 26, comma 3, dello statuto, l’iter prevede infatti passaggi preliminari che anticipano ulteriormente i tempi, a partire dalla trasmissione del progetto di bilancio al Collegio dei Revisori, chiamato a esprimere il proprio parere prima della votazione del Consiglio di Indirizzo.
La ricostruzione del maltolto non dovrebbe comportare la riapertura dei bilanci degli esercizi precedenti, ma farà gravare il danno sull’esercizio 2025. Qualora i saldi dei versamenti risultassero coerenti con quelli riportati nei bilanci approvati, sarà necessario procedere alla riclassificazione dei costi, isolando contabilmente le somme indebitamente sottratte e riallocandole in un apposito conto per malversazioni.
Dal punto di vista contabile, la Fondazione potrebbe teoricamente vantare un credito verso il dipendente infedele, ma l’uso del condizionale è d’obbligo, in quanto l’eventuale stato di nullatenenza o di grave indebitamento (come confermato dallo stesso avvocato del dipendente Enrico Fontana che ha confermato che sul suo conto erano rimaste poche migliaia di euro a fronte dei centinaia di migliaia sottratti) renderebbe il credito inesigibile, imponendo la registrazione di una perdita secca.Nella relazione di attività e nella nota integrativa, che assume di fatto un carattere rafforzato, dovranno essere chiariti il momento e le modalità della scoperta dell’ammanco, motivando l’assenza di rilevazione nei bilanci precedenti per mancanza di conoscenza del fatto. Dovranno inoltre essere illustrati gli effetti sul patrimonio, sulla redditività complessiva e sulla capacità erogativa dell’ente, nonché le azioni correttive intraprese, incluse le iniziative legali e i quanto mai necessari rafforzamenti dei controlli interni.
Resta il fatto che questi due milioni di euro devono essere coperti.
È quindi plausibile l’avvio di un percorso di valutazione delle responsabilità già visto in altri scandali modenesi, come quello di AMO. La vigilanza sui controlli ricade infatti sui livelli apicali, mentre la successiva ripartizione delle responsabilità tra Consiglio di Amministrazione e Direzione dovrà essere stabilita dall’analisi dei fatti.
Ad ogni buon conto, il perimetro delle responsabilità dovrebbe essere chiaramente definito. Appunto, dovrebbe.
Giuseppe Leonelli

