Lo fa sapere il ministero dell'Istruzione ricordando che 'il dimensionamento rientra tra le riforme previste dal Pnrr con l'obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca. Il mancato rispetto di questo adempimento mette a rischio le risorse già erogate. La misura riguarda la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici'.
'Sulla riforma la Corte costituzionale - ricorda il ministero dell'Istruzione - si è pronunciata in tre occasioni, confermando la legittimità dell'operato del Governo e richiamando la necessità di una cooperazione tra tutte le istituzioni coinvolte. Inoltre, i ricorsi presentati dalle Regioni inadempienti sono stati respinti con tre sentenze del Tar e sei pronunce del Consiglio di Stato, che hanno confermato la correttezza dell'azione governativa. In questa prospettiva, alle quattro Regioni erano già state concesse due proroghe per l'adozione dei piani: una fino al 30 novembre e una seconda fino al 18 dicembre. Nonostante ciò, non sono state compiute le necessarie formalizzazioni, rendendo inevitabile il commissariamento deliberato oggi dal Consiglio dei Ministri'. 'Si tratta di un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall'Italia con l'Unione europea nell'ambito del PNRR e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico. In questi tre anni, l'azione del Governo è stata orientata alla leale collaborazione istituzionale, con l'obiettivo di tutelare la qualità e la continuità dell'attività scolastica', ha dichiarato il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara.
L'attacco della Cgil
'Il Governo impone all'Emilia Romagna il dimensionamento della rete scolastica con la nomina del commissario ad acta. La decisione assunta poco fa dal Consiglio dei Ministri, non è un atto tecnico e neppure neutro, ma una scelta politica gravissima che colpisce la nostra regione e la scuola pubblica, l’autonomia scolastica e i territori più fragili, le aree interne e montane'. Fa sapere il segretario Flc Cgil Emilia Romagna Monica Ottaviani. 'La nomina del commissario è uno schiaffo, oltre che alle istituzioni ai vari livelli, agli studenti, al personale scolastico ai cittadini tutti ed è la cifra di un totale disprezzo del sistema pubblico d'istruzione.L'Emilia Romagna è una regione virtuosa con i numeri a posto, per questo l'imposizione del Governo è sbagliata, ingiustificata quindi iniqua e dal sapore ritorsivo.De Pascale critica
'La Regione Emilia-Romagna ha sempre agito nel rispetto rigoroso della leale collaborazione istituzionale, perché crede che la Repubblica si regga sulla fiducia reciproca e sulla chiarezza delle regole. Il Governo ha fissato parametri nazionali per l’efficienza della rete scolastica. Su quei parametri noi siamo non solo in regola, ma più efficienti della media richiesta: a fronte di un obiettivo di 938 studenti per scuola, in Emilia-Romagna siamo a 994. I numeri direbbero che dovremmo avere più dirigenti scolastici, non meno. Eppure, ci viene imposto un ulteriore taglio di 17 autonomie, deciso in un secondo momento, senza trasparenza e senza un confronto vero. Colpire una Regione che ha rispettato le regole significa rinunciare all’obiettivo dell’efficienza per produrre ingiustizia. Significa accettare scuole da duemila studenti, dove ragazze e ragazzi diventano numeri, non persone, e dove il diritto all’istruzione perde il suo significato più profondo, rendendo più difficile la partecipazione delle famiglie, degli studenti, dei docenti e del personale'. Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale alla Scuola, Isabella Conti, oggi a Roma per l’incontro in Consiglio dei ministri con le altre tre Regioni contrarie al provvedimento nazionale sul dimensionamento della rete scolastica.'Noi abbiamo chiesto una cosa semplice e giusta: il ritiro del taglio imposto, l’applicazione coerente dei criteri nazionali e un confronto istituzionale fondato sul rispetto.
L’Emilia-Romagna a dicembre aveva già risposto a una lettera inviata dai ministeri dell’Istruzione e del Merito e degli Affari europei, che conteneva la diffida ad adottare, entro il 18 dicembre, la delibera sul dimensionamento, rinunciando al termine che le veniva concesso e ribadendo le ragioni della mancata adozione del piano voluto a livello centrale.
'Con l’attuale numero di istituzioni scolastiche, 532 autonomie, l’Emilia-Romagna ha un rapporto medio di 994 alunni per istituzione, abbondantemente superiore al parametro ministeriale che è di 938; la contrazione a 515 autonomie imposta dal decreto non è pertanto giustificata da inefficienze regionali e non risponde ad esigenze organizzative territoriali, ma unicamente a obiettivi di redistribuzione numerica nazionale, derivanti dall’applicazione di un meccanismo di riequilibrio interregionale del contingente Dirigenti Scolastici/ Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi deciso unilateralmente a livello ministeriale. Con un particolare rischio di indebolimento di presidi scolastici essenziali come quelli dei territori montani e delle aree interne. Ragioni ribadite, dati alla mano, nell’incontro di oggi pomeriggio, per il quale l’Emilia-Romagna aveva espresso massima disponibilità anche nella lettera di risposta ai Ministeri, con l’obiettivo di continuare a collaborare per la difesa del diritto allo studio e di una rete scolastica di eccellente qualità'.

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