Poi però si passa all’Ucraina, e il tono cambia radicalmente. Nel marzo 2023, parlando alla Camera, Meloni ha rivendicato che “il sostegno dell’Italia all’Ucraina non è mai stato messo in discussione” e che “non ci sono tentennamenti quando sono in gioco libertà e alleanze”. Una posizione ribadita più volte: gli aiuti militari sono “un dovere politico e morale”. Dal 2022, l’Italia ha inviato dodici pacchetti di aiuti militari, per un valore stimato superiore ai 3 miliardi di euro. Qui, improvvisamente, il tema della sostenibilità finanziaria scompare. Nessun allarme sul debito, nessuna richiesta di “coperture”, nessun mea culpa sui conti pubblici. La spesa militare non è mai “spreco”, è sempre “necessità”.Il salto definitivo avviene con il nuovo impegno NATO. Al vertice dell’Aia del 2025, l’Italia ha sottoscritto – insieme agli alleati – l’obiettivo di arrivare entro il 2035 a una spesa pari al 5% del PIL per difesa e sicurezza. Meloni lo ha definito “un impegno serio, coerente con il ruolo internazionale dell’Italia”.
Tradotto in numeri, significa oltre 110 miliardi di euro l’anno a regime, più del doppio della spesa attuale. Certo, non è una spesa immediata. Ma è una ipoteca politica sulle future leggi di bilancio. Un vincolo che condizionerà sanità, scuola, investimenti civili. Eppure, su questo punto, dal Governo non arriva alcun allarme. Anzi: chi solleva dubbi viene accusato di “inermi neutralismi” o di “mancanza di visione geopolitica”.
Ed è qui che la contraddizione diventa politica, non tecnica.
Quando si trattava di aiutare famiglie e imprese a rendere sicure ed efficienti le proprie case, la parola d’ordine era “rigore”.
Il Governo ripete che “non si possono fare paragoni”. Ma il paragone lo fanno i cittadini, ogni volta che si sentono dire che per la sanità non ci sono risorse, che per i salari non ci sono margini, che per le politiche industriali bisogna aspettare. E poi scoprono che lo Stato è pronto a impegnarsi, senza esitazioni, su una traiettoria di spesa militare mai vista nella storia repubblicana.
La verità è semplice e scomoda: i soldi non mancano mai in assoluto, mancano solo per ciò che un Governo decide di non finanziare. Il Governo a trazione Fratelli d'Italia ha fatto una scelta chiara. Ha deciso che la spesa sociale va ridimensionata e colpevolizzata, mentre quella militare va normalizzata e persino celebrata.
Questa non è una necessità tecnica. È una scelta politica. E come tale va giudicata.B. Lazzari

