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Punto nascite Pavullo: 'Perchè la Regione non chiede la deroga per evitare la chiusura?'

Punto nascite Pavullo: 'Perchè la Regione non chiede la deroga per evitare la chiusura?'

Le liste civiche aderenti a Uniamoci chiedono quali siano le motivazioni ufficiali che impedirebbero di ottenere ciò che è stato ottenuto a Barga in Toscana e Cavalese di Trento


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Sul dibattito in corso relativo alla prevista chiusura del punto nascite dell'ospedale di Pavullo, ed in attesa della decisione della Commissione sanitaria regionale, riceviamo e pubblichiamo l'intervento delle liste civiche aderenti a Uniamoci - Unione civica Modena.

'Apprendiamo dalla stampa come le sorti del Punto Nascite di Pavullo siano ancora sospese per una ulteriore settimana in attesa che la Commissione decida il da farsi. Si tratta dell'ennesimo 'tira e molla' a danno della montagna modenese, a dimostrazione del fatto che l'ipotesi di tenere aperto il punto nascite non sia un'idea poi così barbara, come invece voleva farla apparire il Presidente della Provincia Muzzarelli, addirittura arrivando a definirne la chiusura 'un atto di civiltà'.

A tal proposito, il protocollo metodologico (previsto dal DM 11/11/2015) per la valutazione della richiesta di mantenere in attività i Punti Nascite con volumi inferiori a 500 parti annui in condizioni orografiche difficili, è molto chiaro. Tale richiesta di deroga deve essere presentata dalla Regione (Assessore alla Salute) effettuando nel contempo un'autovalutazione rispetto alla presenza degli standard operativi, tecnologici e di sicurezza del Punto Nascite e nel caso non siano sufficienti, formulare un piano di adeguamento a quelli previsti dalla normativa generale.

Nessuno conosce il contenuto di questo piano di adeguamento, sempre ammesso che esista, poiché non ci risulta che sia mai stato esposto da alcuno, al contrario, abbiamo sempre sentito parlare di chiusura.

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Secondo i tecnici interpellati per verificare la sicurezza del Punto Nascite (sui quali tra l'altro anche il Sindaco di Pavullo Biolchini ha riposto la propria fiducia), così com'è sarebbe addirittura pericoloso; pertanto, se non esistesse un piano di adeguamento, non sarà difficile prevedere quali saranno le sorti del Punto Nascite di Pavullo perché la Commissione non potrà far altro che esprimere un parere contrario alla possibilità di deroga alla chiusura.

Ad oggi l'unica sicurezza è rappresentata dalla scarsa volontá dei nostri amministratori locali di risolvere in maniera positiva questa vicenda. Partendo dai sindaci dei dieci Comuni del Frignano, per arrivare al Presidente della Provincia Muzzarelli e compresa la Consigliera regionale PD Luciana Serri di Montecenere, che fino ad ora ha brillato per la sua latitanza (nonostante sia membro della commissione salute e politiche sociali e del PAR per le pari opportunità), e infine al Presidente della Regione Bonaccini che nella seduta del 12/04/17 dichiarò che si sarebbe impegnato per chiedere al Ministro della Salute la deroga, impegno rimasto senza un evidente riscontro.

Alla luce delle 5666 firme raccolte nel

tempo record di 15 giorni per dire NO alla chiusura del Punto Nascite, che ha catapultato le mamme del Frignano, ma non solo, a combattere una battaglia di civiltá, vorremmo conoscere altresí quali possano essere le motivazioni del diniego nel caso in cui la Commissione ne disponesse la chiusura, compreso ciò che avrebbe impedito l'adeguamento agli standard di sicurezza imposti dalla normativa vigente.

Se Barga in Toscana e Cavalese di Trento hanno beneficiato di tale deroga, quale sarebbero le cause ostative che impedirebbero l'applicazione della deroga anche al nostro nosocomio montano e negli altri Punti Nascite per i quali si richiede la deroga (Castelnovo Monti, RE e Borgotaro, PR)? Ci terremmo a ricordare che alcuni comuni del Frignano distano da Sassuolo (che diventerebbe l'ospedale più vicino,) 1,30 h di tempo, che raddoppierebbe in caso di neve e ghiaccio. Tante sono le testimonianze di mamme salvate a Pavullo che non sarebbero riuscite ad arrivare vive Sassuolo insieme ai loro bambini, ma ne sarebbe sufficiente una sola. Se la chiusura della struttura fosse definitiva, questo costringerá le donne del Frignano a subire una vera e propria discriminazione socio sanitaria che segnerá la vita dell'intero territorio montano'.

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