A Modena, i dati diffusi dalla Prefettura nel 2017 confermavano che la media dei migranti che al termine del percorso di accoglienza (della durata media di più di un anno), vedeva riconosciuto il diritto all'asilo richiesto rappresentava il 13% per cento del totale dei soggetti accolti. Di fatto sui 1.847 soggetti inseriti nei percorsi di accoglienza, 1.640 risultavano privi dei requisiti per vedersi riconosciuto il diritto di asilo richiesto. E, salvo ricorso con esito positivo o il riconoscimento si altre forme 'meno strutturate' di protezione) di fatto nuovi irregolari sul territorio. Ieri il Viminale ha diffuso i nuovi dati sulle domande accolte e respinte, relativi ai primi mesi del 2018, aggiornati al 15 giugno e che dicono come soltanto 3.000, ovvero il 7% delle 44.233 domande di asilo presentate hanno avuto esito positivo e hanno visto riconosciuto lo status di rifugiato. Il 4% dei richiedenti asilo, ha ricevuto la protezione sussidiaria e il 28% il permesso straordinario per 'motivi umanitari'.
Una formula, quello del permesso di soggiorno umanitario che viene di fatto concesso solo dall'Italia.
Calato su Modena, il dato sul riconoscimento dello status di rifugiato, indicherebbe che sui 1.800 richiedenti asilo oggi inseriti nel percorso di accoglienza, (al netto del turn-over in ingresso ed in uscita che se considerato sul totale assoluto annuale dei soggetti accolti, sarebbe molto più alto), quelli che otterrebbero il riconoscimento dello status richiesto, equivarrebbero a 126 soggetti. Di fatto, se il dato nazionale delle domande respinte riflettesse anche quello modenese, significherebbe che più di 1600 richiedenti asilo risulterebbero senza requisiti, al termine del percorso di accoglienza.
Quando questo succede, alcuni soggetti si rendono irreperibili, altri fanno ricorso, trovandosi nella istituzionalmente paradossale condizione di potere e dovere continuare, in attesa della sentenza del giudice e del riesame della richiesta, ad usufruire ancora della totale assistenza pubblica necessaria per la permanenza sul territorio, dove però a causa della propria condizione di irregolare, non è possibile accedere ad un lavoro né provare a raggiungere per vie legali paesi oltre confine.
Una situazione che nei numeri e nella portata è stata segnalata recentemente dall'Assessore al Welfare del Comune di Modena, preoccupata per gli effetti sul sistema di welfare del comune di Modena e dei comuni della provincia.
Nella foto, richiedenti asilo sfilano davanti alla Prefettura di Modena per contestare i tempi lunghi nell'esame delle richieste da parte della commissione territoriale
Approfondimento
Ciascun Paese può scegliere, caso per caso, di concedere al richiedente asilo lo status di rifugiato definito dalla Convenzione di Ginevra o altre forme complementari di protezione, come quella sussidiaria e il permesso per motivi umanitari.
La prima forma di protezione (rifugiato), richiede, per essere concessa, requisiti più stringenti poiché si basa sul concetto di persecuzione individuale. Questa tipologia di status garantisce una protezione di tipo permanente, dato che il permesso di soggiorno è rinnovabile anche se non dovessero più sussistere i motivi della persecuzione individuale nel paese di origine.
Al contrario, per la concessione della protezione sussidiaria e per il permesso per motivi umanitari è sufficiente l’appartenenza ad alcune tipologie di gruppi a rischio nel paese di origine, anche in assenza di una minaccia specifica a livello individuale. Esiste tuttavia una differenza fondamentale tra la protezione sussidiaria e il permesso concesso per motivi umanitari: la prima si basa su requisiti internazionalmente riconosciuti, mentre i criteri della concessione del secondo sono stabiliti dal singolo paese ospitante.



