Criticità in montagna nero su bianco dall'Ausl
Non si tratta solo di percezioni o allarmi locali: è la stessa Ausl a riconoscere, nero su bianco, che: “L’analisi specifica riferita al nostro territorio evidenzia una qualche criticità attenzionata al Dipartimento di Emergenza Urgenza per quanto attiene ad alcune aree ‘disagiate’ della montagna (distretti di area sud) e della bassa modenese.”In altre parole, nelle zone più periferiche e difficili da raggiungere, i tempi di intervento non rispetterebbero in alcune aree, gli standard attesi, mettendo a rischio l’equità del servizio sanitario.
Un aspetto che assume particolare significato alla luce della cancellazione del servizio svolto fino al 30 giugno dai medici dell'emergenza territoriale presenti sul posto nell'alto Frignano e delle dichiarazioni dei responsabili Ausl secondo cui il servizio sarebbe analogamente e pienamente garantito dopo la cancellazione dei medici di medicina territoriale in servizio per la montagna, dalla rete 118 che può contare su un numero di mezzi al di sopra degli standard previsti per abitante. Posto, inoltre, che dopo il mancato rinnovo, disposto dall'Ausl di Modena, del servizio dei medici di emergenza territoriale, sui mezzi in alta montagna ci sarà solo l'infermiere e non il medico, in attesa dell'arrivo del medico della rete del 118 da Pavullo o da altri luoghi della rete.
Sotto l'estratto sulla relazione sulla performance dell'Ausl riguardante i tempi di intervento dei mezzi di soccorso sul territorio

CAU: un modello già in crisi
A peggiorare il quadro, c’è la constatazione che i CAU (Centri di Assistenza Urgenza), introdotti come pilastro della riforma dell’emergenza-urgenza, non hanno prodotto i risultati sperati. L’Ausl stessa ammette che i CAU sono già da rivedere. A un solo anno e mezzo dal loro avvio, non solo non hanno ridotto gli accessi ai Pronto Soccorso ma anche aumentati.Una riforma che non convince
La riforma dell’emergenza-urgenza, che prevedeva anche l’attivazione dei CAU, non sembra aver centrato i suoi obiettivi. L’aspetto della riorganizzazione legato ai CAU, che avrebbe dovuto rappresentare un’evoluzione del sistema, è già in fase di revisione a distanza di un solo anno.Costi alti, risultati incerti
I CAU non sono stati un passaggio indolore: hanno richiesto risorse economiche e organizzative importanti, anche se basati sul reperimento di contratti temporanei in molti casi specializzandi, in un contesto già segnato dalla carenza di personale e dalla necessità di contenere la spesa pubblica. Il risultato è un sistema che appare disorientato, tra aperture e chiusure, senza una visione chiara e condivisa. L’Ausl certifica due verità difficili da ignorare: in montagna l’emergenza-urgenza presenta criticità nei tempi di intervento, e i CAU — nati per alleggerire il sistema — sono già da ripensare. La riforma, nel suo complesso, non fa ben sperare: a un solo anno dalla sua attuazione, l’elemento più visibile e costoso, i CAU, è già in discussione mentre in montagna la riorganizzazione dell'emergenza urgenza si è tradotta nella cancellazione dei medici dell'emergenza territoriale, scatenando la reazione preoccupata del mondo sociale, civico e politico.Gi.Ga.


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