Eziolino Capuano, mister del Modena voleva semplicemente vivere la sua esperienza da allenatore. Voleva fare il tecnico e legare il suo nome al rilancio del Modena, verso la vetta, e non la coda, della classifica di B, e poi, magari, pure la serie A. Perchè, da uomo diretto e puro 'con ancora una voglia infinita di allenare' voleva questo, sognava questo, semplicemente. E mai, anche lui, avrebbe pensato che la sua esperienza finisse per combaciare con la più cupa e degradante fase della storia della società gialloblù. Dove il calcio giocato è arrivato a scomparire, per lasciare spazio a tutto ciò che è la negazione del calcio, della passione, dell'orgoglio. Fino all'annullamento del calcio stesso e di un'intera storia. Quella gloriosa della società gialloblù che da anni, gloriosa non lo è più. 'Spero ancora non tanto per me ma per il Modena, che la società vada in mano a persone serie, che amino il Modena. Sarà dura ripresentarsi allo stadio forse per l'ultima volta, sapendo di non potere giocare e sapendo di essere ridicoli agli occhi dell'Italia e dell'Europa'
Capuano parla come se fosse davvero l'ultima volta. Sua, e del Modena. E in effetti è davvero ridotta al lumicino la possibilità di accettazione del concordato e, con l'ultimo arrivato e già primo a ripartire verso Varese Taddeo, sembra che i margini per non fare fallire il Modena, dopo avere posto fine alla possibilità di giocare, siano davvero precipitati a zero. Anche perchè a rischio è la stessa iscrizione al campionato ad essere compromessa. Il riferimento allo stadio Braglia, sancito al momento dell'iscrizione e presupposto fondamentale della stessa, è decaduto e la prossima sconfitta a tavolino, proprio per indisponibilità dello stadio, potrebbe essere l'ultima, quella che precede l'esclusione del campionato. Senza considerare il non pagamento degli stipendi dei giocatori che porta ad altre penalizzazioni.
Un modo davvero degradante ed umiliante per concludere 105 anni di storia.


