Nel 1912 i modenesi trascorrevano il proprio tempo in lunghe passeggiate all’ombra dei portici, dei viali alberati del circondario (gli attuali viali del Parco), fino alla vecchia Darsena (si trovava circa dove ora sorge Corso Vittorio Emanuele, dietro all’Accademia, l’imbocco era più o meno all’altezza di dove si trova ora via Sant’Orsola, e arrivava indicativamente dove ora sorge il Parco XXII Aprile). I bambini modenesi giocavano a “pezzòli”, “zacagna”, “scundròla”, “scumazein”, le bambine prediligevano il girotondo. Alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 (5 maggio/22 luglio 1912), Alberto Braglia vincerà tre medaglie d’oro, portando all’estero il nome di Modena, dopo le gesta di quattro anni prima, alle Olimpiadi di Londra del 1908, di Dorando Pietri; in città dunque i campioni, gli eroi, erano amati, conosciuti, desiderati. In quel 1912, ormai da qualche anno, in Italia, accanto agli sport tradizionali, c’era il “football”, un gioco per l’epoca nuovo, moderno. Il primo pallone di cuoio vero lo portò a Modena uno studente con i baffi, arrivato da Bisceglie, provincia di Bari. Si chiamava Luigi Ventura e in città gli venne affibbiato il suo “scutmai”, “Papagni”.
Già a partire dal 1910, il football era roba per ambienti “aristocratici”, frequentati e composti da giovani e ardimentosi studenti; sorse la squadra della Virides, che rappresentava il liceo Muratori, avevano scelto una divisa bianca, e si trovavano a giocare fuori da Porta Sant’Agostino, nella zona dei lavatoi (più o meno dove adesso si trova largo Aldo Moro). La Virides sparirà presto, preferendo greco e latino, dopo una breve rivalità con gli studenti del “Tecnico”. Luigi Ventura, detto “Papagni”, e Ugo Mariani, fondarono l’Associazione Studentesca Calcio, scelsero una divisa rosso fuoco; si radunavano nella sala biliardo del caffè Violi in corso Vittorio Emanuele, e da li andavano a giocare in uno spiazzo ghiaioso pubblico fuori dalle mura (circa nei pressi dell’attuale stazione delle autocorriere). La società Fiere Corse e Cavalli si lamentava, perché i ragazzi, giocando, schiamazzavano e si divertivano, ma a loro dire disturbavano i cavalli che si trovavano poco lì vicino, alle scuderie Piccinini e Cacciari (nelle stalle dove ora si trova il foro Boario, attuale sede della facoltà di Economia); i ragazzi decisero di trasferirsi in piazza d’Armi (attuale parco Novi Sad), ma furono ben presto cacciati anche da lì: i contadini avevano preso in affitto dal Comune il terreno per coltivare il fieno, e quei ragazzacci non erano graditi perchè rovinavano il raccolto.Luca Mariani, fratello
La società così formata decise di iscriversi ai tornei che si stavano organizzando in giro per l’Italia, ancora non c’erano campionati come quelli attuali. Per iscriversi servivano 20 lire e un campo recintato, e a Modena non c’erano né l’uno ne l’altro; i soci fecero colletta e raccolsero 15 lire; chiesero a un certo Galli di recintare un prato, di sua proprietà, che si trovava appena fuori da piazza D’Armi (circa dove ora sorgono i complessi delle scuole Barozzi, Muratori, e la palestra della Panaro), dato che serviva uno spazio idoneo per gli allenamenti e per provare gli schemi di gioco; Galli voleva garanzie di essere pagato, e in più c’erano delle beghe con l’Amministrazione Comunale, servivano pareri, permessi, burocrazia insomma. Allora chiesero l’intervento di Claudio San Donnino, che versò le 5 lire che mancavano per l’iscrizione, a condizione che le altre spese le avrebbe pagate il neonato Modena FC con i soldi degli incassi delle partite. Sempre grazie alla intercessione di San Donnino e al rinnovato impegno dell'Amministrazione Comunale, il Modena ottenne la concessione per recintare l’area pubblica piana, fuori da piazza D’Armi, appena fuori le mura (circa all’altezza della attuale Piazza Tien An Men, nella zona dove poi sorgerà e attualmente si trova lo stadio Braglia, adesso dislocato con diverso orientamento): un luogo comodamente raggiungibile che permetteva un facile afflusso agli spettatori. La prima partita a Modena venne disputata il 3 novembre 1912, biglietto di ingresso allo stadio a 1 lira, 80 paganti, finì 2-0per gli ospiti del Venezia, il Modena scese in campo con la bella maglia giallo-blu. Il 2 febbraio 1913 Brazzi segnò il gol partita che diede la vittoria ai gialloblù nel derby contro i cugini di Bologna; fu quello il primo gol di un giocatore gialloblù visto a Modena, due giorni dopo la festa del Santo Patrono di San Geminiano, presso cui pare che parte della squadra si fosse recata in pellegrinaggio per ottenere altre “concessioni”; alla partita, le cronache registrarono la presenza di oltre 200 persone paganti, compresa una nutrita schiera di pubblico femminile; la vittoria venne salutata dallo sventolio di fazzoletti bianchi da parte delle dame, e da cori di gioia da parte del pubblico maschile; i presenti esultarono con gaudio, gioia e tripudio, finalmente c’erano nuovi eroi in città…
Corrado Roscelli
Foto Modena Fc
Per le fonti, si ringrazia Una storia in gialloblù, di Gian Carlo Silingardi, edizioni Teic Modena. Modena FootBall Club 1912-2012, la storia, gli uomini, Confindustria Modena, Artioli Editore




