Il 10 marzo nessuno dei bambini che non ha completato il ciclo di vaccinazioni potrà essere lasciato a casa da scuola. Lo afferma l’avvocato Fausto Giannelli, esperto in materia, giurista già ascoltato in commissione Senato nell'udienza preliminare (che alla Camera non si è svolta perché non c'erano i tempi), al varo della legge che ha imposto l'obbligatorietà della vaccinazioni. Un obbligo che come tale, al di la del merito della discussione sull'efficacia dell'efficacia o meno del danno dei singoli vaccini, e tanto più della distinzione (contrapposizione) tra SI Vax e No Vax, pone dei problemi forti sul piano etico, e giuridico. Sicuramente amplificati da una legge che, a giudizio di molti esperti, è sbagliata e contraddittoria, su vari aspetti.
Ad esserne convinto Fausto Gianelli, di Giuristi democratici, relatore ieri sera alla serata informativa pubblica sui vaccini organizzata da AIF (Ambiente In forma) e da Medicina Democratica, alla sala Famigli di Spilamberto. Circa 150 persone i partecipanti, soprattutto genitori, che hanno seguito le relazioni dell'Avvocato Gianelli e del Dr. Dario Miedico (La Pressa dedicherà domenica un approfondimento speciale al suo intervento) e hanno posto domande ai due esperti.
Per Gianelli 'si tratterebbe di un atto molto grave quanto illegittimo al quale ci opporremo, inoltrando una diffida all'Ufficio Scolastico regionale ed al Ministero'. Ed è così che nell'Italia delle leggi spesso contradditorie c’è anche l'incertezza su cosa potrebbe e dovrebbe succedere il 10 marzo.
E non è tutto, anzi: le contraddizioni della legge si mostrerebbero, per l'avvocato Gianelli, anche nella differente applicazione della legge stessa nella scuola d'infanzia e nella scuola elementare. Se la seconda è un obbligo, come il vaccino, la prima è comunque un diritto da tutelare. Perché se alla scuola d'infanzia è previsto (dalla circolare e non dalla legge), che i bambini possano essere non ammessi, alle elementari questo non succede. O meglio basta pagare affinchè non succeda. Una sanzione che varia dai 100 ai 500 euro. Simbolo del fatto che il presupposto del rischio epidemiologico che giustifica e legittima l'obbligo forse non c'è, o se c'è è discutibile il fatto ed il presupposto che possa essere 'ricolto' da una multa.


