Numeri importanti, si diceva, quelli dell'influenza, che nel 2019-2020 erano comunque inferiori rispetto a quelli dell'epidemia influenzale della stagione precedente, a cavallo tra il 2018 e 2019, quando i casi gravi finiti sul tavolo del Servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica della Regione Emilia-Romagna furono 172 con 57 decessi in 4 mesi.
Numeri che, seppur importanti anche per la pressione sugli ospedali, per le assenze nei luoghi di lavoro e nelle scuole e per gli effetti anche in termini di morti, non determinarono mai alcun tipo stato di emergenza nazionale. Quella che invece, nonostante il vaccino ormai diffuso al 90% della popolazione e capace di ridurre drasticamente i casi gravi, e con il 98,3% delle persone contagiate senza sintomi o con sintomi lievi, continua a permanere ora, per il Covid. Con misure restrittive senza precedenti capaci di negare anche ad un bambino sano e certificato idoneo di praticare sport senza essersi vaccinato, con un siero che non è obbligatorio.
Le precazioni per l'influenza
Leggendo le precauzioni che venivano indicate per la prevenzione e la gestione dell'influenza dalla regione nel febbraio 2020 vadiamo che non si discostano più di tanto da quelle di oggi: lavarsi spesso le mani con il sapone; coprirsi naso e bocca ogni volta che si starnutisce o tossisce, usare fazzoletti monouso, gettarli e poi lavarsi le mani; in caso di sintomi influenzali, limitare i contatti con altre persone.
Per quanto riguarda la diagnosi, naturalmente è sempre importante contattare il proprio medico, ma tra i sintomi più importanti ci sono tosse, mal di gola, febbre, mal di testa, inappetenza, dolori muscolari o articolari.
Gi.Ga.

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