Le famiglie residenti in Italia che dichiarano di essere allacciate alla rete idrica comunale e che si ritengono, complessivamente, molto o abbastanza soddisfatte del servizio idrico sono l'86,6%. Il livello di soddisfazione varia sul territorio: molto o abbastanza soddisfatte nove famiglie su dieci al Nord, otto nel Centro e nel Sud e sette nelle Isole. A livello regionale, la quota di famiglie poco soddisfatte supera di gran lunga la percentuale di quelle molto soddisfatte in Calabria (25,7% poco soddisfatte contro 13,0% molto soddisfatte), Sardegna (24,3% contro 11,1%) e Sicilia (23,8% contro 11,2%). Le famiglie intervistate valutano la fornitura di acqua potabile sotto vari aspetti: interruzioni della fornitura, livello di pressione, odore, sapore e limpidezza, frequenza di lettura dei contatori e della fatturazione, comprensibilita' delle bollette. Nel 2019, cosi' come nell'anno precedente, il giudizio su questi aspetti del servizio resta piuttosto moderato e non raggiunge una piena soddisfazione. Rispetto all'assenza di interruzioni della fornitura, quasi il 90% delle famiglie italiane si dichiara molto o abbastanza soddisfatto, tranne che in Calabria, Sicilia e Sardegna, dove molte famiglie risultano poco o per niente soddisfatte (rispettivamente 36,8%, 32,4% e 25,6%). Anche sul giudizio nei confronti del livello di pressione dell'acqua, Calabria (30,4%), Sicilia (25,3%) e Sardegna (22,9%) registrano le quote piu' alte di famiglie poco o per niente soddisfatte, a fronte di un valore nazionale pari al 14,2%. Nel 2019 quasi tre famiglie su quattro (il 75,9%) si ritengono molto o abbastanza soddisfatte rispetto all'odore, al sapore e alla limpidezza dell'acqua.
Le variazioni possono dipendere sia da effettivi cambiamenti nella dotazione idrica, sia da modifiche nei criteri di calcolo dei volumi consumati ma non misurati al contatore. L'erogazione dell'acqua presenta un'elevata eterogeneita' sul territorio, legata sia agli aspetti infrastrutturali, sia alle caratteristiche socio-economiche, spesso molto differenti tra comuni e che inevitabilmente influiscono sull'uso della risorsa idrica. Volumi erogati superiori ai 300 litri per abitante al giorno si riscontrano nelle citta' di Milano, Isernia, Cosenza, L'Aquila, Pavia, Brescia e Venezia. Di contro, i comuni in cui si ha una minore erogazione, con quantitativi inferiori ai 150 litri per abitante al giorno, sono Barletta, Arezzo, Agrigento, Andria e Caltanissetta.
In un comune su tre si registrano perdite totali superiori al 45%. Le condizioni di massima criticita', con valori superiori al 65%, sono state registrate a Chieti (74,7%), Frosinone (73,8%), Latina (69,7%) e Rieti (67,8%). Una situazione infrastrutturale decisamente favorevole, con perdite idriche totali inferiori al 25%, si e' registrata invece in circa un comune su cinque, con i valori piu' bassi, inferiori al 15%, a Biella (9,7%), Pavia (13,5%), Mantova (14,2%), Milano (14,3%), Monza (14,5%), Pordenone (14,5%), Macerata (14,8%).
Per la fornitura di acqua nell'abitazione ogni famiglia ha speso in media 14,65 euro al mese, valore pressoche' invariato rispetto ai 14,69 euro del 2017, che rappresenta lo 0,6% della spesa media mensile familiare complessiva per il consumo di beni e servizi. Considerando come anno di riferimento il 2015, questa voce di spesa in valore assoluto e' aumentata del 9,4%. Tuttavia se si considera la variazione dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettivita' (NIC) relativa alla voce 'Acqua per abitazione' che, tra il 2015 e il 2018, e' del +14,4%, la spesa in termini reali risulta in calo del 5%. Nel 2018, i livelli di spesa mensile delle famiglie per la fornitura di acqua risultano superiori alla media nazionale nel Mezzogiorno (16,87 euro) e nel Centro (16,43 euro), mentre sono inferiori nelle regioni del Nord (12,41 euro). Il rapporto di spesa tra le diverse aree geografiche si mantiene comunque dal 2016 pressoche' costante. Nel 2018 la spesa per la fornitura d'acqua per l'abitazione e' solo di 2,20 euro in piu' di quella relativa al consumo di acqua minerale, si tratta della differenza piu' bassa registrata dal 2014 (Figura 3). Tuttavia in termini di costo unitario (euro/litro) la spesa mensile per acqua minerale consumata e' circa seimila volte superiore a quella fatturata per uso domestico. Nel complesso, rispetto al 2014, la spesa familiare per acqua minerale cresce di piu' di quella per la fornitura di acqua alle abitazioni (+20,6% contro +11,8%). Nel 2018 il volume di acqua complessivamente prelevato per uso potabile, utilizzato per garantire gli usi idrici domestici, pubblici, commerciali e produttivi sul territorio italiano, e' pari a 9,2 miliardi di metri cubi. Un approvvigionamento cosi' consistente e' reso possibile da un prelievo giornaliero di 25,0 milioni di metri cubi di acqua, che corrisponde a 419 litri giornalieri per abitante. L'84,8% del prelievo nazionale di acqua per uso potabile deriva da acque sotterranee (48,9% da pozzo e 35,9% da sorgente), il 15,1% da acque superficiali (9,8% da bacino artificiale, il 4,8% da corso d'acqua superficiale e lo 0,5% da lago naturale) e il restante 0,1% da acque marine o salmastre. Piu' della meta' dei prelievi proviene da fonti di approvvigionamento che si trovano nelle regioni del Nord-ovest e del Sud. In particolare, la Lombardia e' la regione dove si preleva il maggior volume di acqua per uso potabile (il 15,4% del totale nazionale). Quantitativi consistenti si captano anche nel Lazio (12,5%) e in Campania (10,1%).


